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"La filosofia (...) diminuendo il nostro senso di sicurezza nei riguardi delle cose come sono, aumenta grandemente la nostra conoscenza di come possono essere."
B. Russell, I problemi della filosofia, 1912


"Con il concetto di libertà disponiamo di un concetto guida per l'interpretazione della vita. Il mistero stesso del divenire non ci è accessibile: resta perciò una supposizione – per me personalmente una solida ipotesi –, che già il principio che fonda il passaggio dalla sostanza inanimata a quella vivente sia una tendenza caratterizzabile in questo senso nelle profondità dell'essere stesso. Ma il ricorso a tale concetto si mostra però immediatamente adeguato per la descrizione della struttura vivente più elementare. (...) La nostra prima osservazione concerne la natura per così dire in tutto e per tutto dialettica della libertà organica, ossia il fatto che essa sia in una condizione di equilibrio con la corrispondente necessità che le è indissolubilmente connessa come fosse la sua ombra e che quindi ritorna, come ombra accresciuta, a ogni livello nell'ascesa a gradi superiori d'indipendenza. Questo duplice aspetto si trova già nel modo d'essere originario della libertà organica, nel metabolismo in quanto tale, che designa da un lato una facoltà della forma organica, ovvero quella di «ricambiare» la sua materia, ma al contempo anche la sua ineludibile necessità di fare proprio ciò. Il suo «può» è un «deve», in quanto il suo compimento coincide con il suo essere. (...) Così la sovranità della forma rispetto alla sua materia è allo stesso tempo il suo essere sottomessa al bisogno che ha di essa. Questo esser-bisognoso, che è totalmente estraneo all'essere autosufficiente della mera materia, è una caratteristica della vita non meno unica del suo potere, di cui rappresenta solamente il rovescio della medaglia: la sua stessa libertà è anche la sua peculiare necessità. Questa è l'antinomia della libertà alle radici della vita e nella sua forma più elementare, quella del metabolismo."
Hans Jonas, Organismo e libertà. Verso una biologia filosofica, 1999 (ed.orig. 1973)

Lavorare meno. 2




Riporto di seguito un interessante articolo su Repubblica di oggi, che mostra come qualcosa si muova concretamente nella direzione indicata nel post Lavorare meno.

da Repubblica 12 aprile 2014, pag. 18
Lavorare meno a parità di salario “Così gli impiegati renderanno di più”
L’esperimento lanciato a Göteborg la città della Volvo e di Ericsson “I servizi pubblici saranno migliori”
ANDREA TARQUINI
Se il dipendente pubblico lavora meno, lavora meglio e assicura un servizio pubblico migliore. E allora ben venga per le mezze maniche l’orario di lavoro ridotto, ma senza decurtazioni in busta paga. L’idea nasce a Göteborg, la seconda città della prospera, modernissima e competitiva Svezia. E si badi bene, non parliamo di una città assistita: è location originaria di marchi globali come Volvo, Ericsson o Skf. E in controtendenza col governo nazionale del regno delle tre corone — una coalizione liberalconservatrice guidata dal giovane premier Fredrik Reinfeldt — Göteborg è un comune “rosso-verde”, retto cioè da una coalizione tra gli ecologisti e il partito di sinistra (erede degli eurocomunisti). L’idea è venuta al “compagno” Mats Pilhem, vice sindaco e assessore al pubblico impiego. Ha lanciato un esperimento, che da subito riguarderà una trentina di dipendenti pubblici, ma sarà generalizzato se avrà successo. Funziona così: i lavoratori del comune lavoreranno due ore in meno al giorno, senza alcuna riduzione della paga, né mensile né oraria né giornaliera. Chi lavora meno e quindi si stanca meno, dice Pilhem, è al meglio della sua forma, è meno assenteista e quindi lavora meglio. Per cui con l’orario ridotto senza decurtazione dello stipendio gli impiegati possono sicuramente assicurare un servizio pubblico migliore, sbrigare meglio e più in corsa pratiche, richieste di certificati, ogni tipo di compito. E quindi alla fine se ne avvantaggerà la collettività intera, non solo loro e le loro famiglie. «Alla fine Göteborg risparmierà soldi, a vantaggio del bilancio comunale e dei contribuenti, grazie a un lavoro più efficiente». Sarà vero? I partiti moderati e conservatori ne dubitano, l’economia anche. E il comune di Göteborg ha appena stanziato, a proposito di costi, l’equivalente in kronen di 550 mila euro per assumere nuove mezze maniche. In modo da assicurare servizi al pubblico come prima, nonostante i tagli all’orario dei già assunti. Il tema è centrale in vista delle elezioni politiche di settembre. Se la Svezia intera introducesse la settimana di 35 ore alla francese come chiede il partito di Pilhem, il tutto costerebbe 12,1 miliardi di euro. Ma si sa, il regno è sì più piccolo della Francia ma anche più globale efficiente e competitivo, nell’export di eccellenza come nella qualità del welfare. Vedremo.

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