Alla ricerca di una ragionevole e comprensibile nozione di "senso", che possa essere utilizzata per porre la seguente domanda metafisica:
Ha, il mondo (inteso come somma di tutti gli oggetti – esistenti e inesistenti), un senso?
ho ripreso in mano gli appunti del corso "Filosofia della musica", tenuto in Statale da Giovanni Piana nel 1986.
Ne riporto di seguito alcuni stralci, evidenziando in grassetto le parti che mi sembrano più significative (sono solo alcune delle prime lezioni, perché poi il discorso di Piana si è sviluppato sempre più verso il tema specifico, peraltro rintracciabile in uno dei suoi libri più ambiziosi e "sistematici": Filosofia della musica, pubblicato da Guerini e Associati ed oggi presente nell'Archivio Piana, accessibile gratuitamente in rete nella versione arricchita dopo la morte di Piana, a cura di suo figlio, Valentino).
19 marzo
Il suono diviene materiale della musica quando entra ib un rapporto di esperienza con una soggettività percettiva.
Rapporto di esperienza in generale: due componenti:
1. componente soggettiva
2. componente relazionale (riferimento all'oggetto); oggettività intesa non come in sé sussistente, indipendentemente dal soggetto, ma come estremo della relazione.
FENOMENOLOGIA: non come sistema, ma come insieme di criteri. FENOMENO non come fatto ma come l'apparire di qualcosa a qualcuno.
Nozione generale di atteggiamento fenomenologico: atteggiamento di chi si mantiene all'interno del rapporto esperienziale, senza introdurre elementi che lo spieghino andando oltre di esso. Descrizione delle esperienze fatte senza volerle spiegare o interpretare. (Non può qui intervenire la critica di chi dice che ogni fatto è già interpretazione. Infatti qui non si tende all'obiettiviamo (che sarebbe un andare oltre)).
Su questa nozione generale, pre.filosofica, innestiamo prese di posizione filosofiche: intanto
RIDUZIONE ALL'IMMANENZA: ogni oggettività viene fatta valere solo come fenomeno. In questa prospettiva, ad esempio, la considerazione fisica del suono è già un andare oltre l'immanenza, cioè oltre l'esperienza che io ho del suono. È questa una forma di "fenomenismo" (o addirittura di "idealismo")? NO: riduzione all'immanenza NON vuol dire soggettivismo totale. Operando la riduzione all'immanenza non cambiano le esperienze: cambiano i problemi che io mi pongo rispetto ad esse. L'oggetto viene problematizzato. L'oggetto si manifesta come una pluralità di SENSI, che vanno compresi nella loro costituzione. L'oggetto non come qualcosa di dato, con proprietà oggettive, ma come complesso di significati che hanno una loro origine e una loro motivazione (che va ricercata).
CONFRONTO CON L' EMPIRISMO. Mentre per noi la riduzione all'immanenza aveva come effetto quello di problematizzare l'oggetto, cioè di rendere attenti alla molteplicità di sensi con cui esso si presenta nella relazione esperienziale, giungendo così ad un arricchimento dell'esperienza, con Hume invece l'effetto è quello di un impoverimento dell'esperienza, perché Hume vuole dissolvere i sensi complessi, polverizzarli, per riportarci ad uno stadio primitivo in cui esistono solo atomi di esperienza (le "impressioni"). Anche la soggettività viene decomposta. Vi è anche un intento ricostruttivo dell'oggettività (attraverso le leggi associative), ma questa ricostruzione è dubbia, in quanto viene sottolineato il carattere temporale dell'esperienza. Ridurre all'immanenza [per Hume] è tornare indietro nella temporalità dell'esperienza, quando nessun senso sei era costituito (CAOS dell'inizio dell'esperienza). Ogni formazione di senso avviene come stabilizzazione graduale, attraverso l'abitudine. Ciò implica che nessuna formazione di senso è necessaria di per sé, che le formazioni di senso sono solo abiti mentali, sono tramandate dalla tradizione, si giustificano solo perché è stato così, ma poteva andare anche diversamente quindi nessuna formazione ha un particolare privilegio sulle altre. In questa direzione si va verso l'anti-dogmatismo, si va contro la volontà di una fondazione forte, extra esperienziale, razionale, trascendente. Si vuole recuperare un'apertura totale dell'esperienza, dove tutto è da costruire e nulla è deciso in partenza. L'abitudine ha anche un'altra valenza: è potente; io appartengo alle mie abitudini. È difficilissimo liberarsi delle proprie abitudini. L'empirismo indebolisce le nozione di verità e di necessità, sostituendole con quelle di convenzione e contingenza.
20 marzo
CRITICHE ALL'EMPIRISMO. 1. Sul modo di intendere la riduzione all'immanenza: fenomeno come aggregato di dati sensoriali, che sono poi astrazioni filosofiche. Non vi sono dati sensoriali in sé (per esempio sensazione di bianco), ma essi sono sempre relativi a qualcosa. 2. L'esclusione di vincoli interni al materiale di esperienza che orientino la sua organizzazione, cioè la totale casualità delle associazioni: le leggi dell'associazione. In realtà non è possibile sostenere la totale occasionalità delle associazioni proprio tenendo conto della regola della somiglianza. Le regole riconosciute da Hume: CONTIGUITÀ TEMPORALE (irrilevanza del contenuto), CONTIGUITÀ SPAZIALE (irrilevanza del contenuto ma formazione istantanea del senso), SOMIGLIANZA: vincolo interno al materiale di esperienza; vincolo contenutistico. L'empirismo assume come modello della formazione di senso la contiguità temporale, e su questa base costruisce il suo atteggiamento mentale, MA: ● la regola di contiguità spaziale mette in crisi la concezione di formazione di senso come formazione STABILIZZATA nel tempo attraverso l'abitudine; ● la regola di somiglianza mette in crisi la concezione di assenza di vincoli oggettivi nella formazione di senso (oltre che agire come la regola della continuità spaziale).
[...]
25 marzo
Le critiche all'empirismo che abbiamo fatto non sono nuove: rientra nell'impostazione gestaltica. VON EHRENFELS, STUMPF. Nonostante le critiche, la tematica dell'associazione rimane per noi valida. L'esperienza è essenzialmente operare unificazioni. Le configurazioni sono il risultato di SINTESI fondate sul contenuto degli elementi della configurazione. Ciò implica intendere la soggettività anzitutto come PASSIVA, RICETTIVA. SINTESI PASSIVA: unificazione dovuta alle tendenze sintetiche insite nel dato fenomenologico. Obiezione: e il momento INTERPRETATIVO? e il fatto che la ricezione è già sempre interpretazione? Risposta: il dato fenomenologico fornisce un AMBITO entro cui sono possibili molteplici interpretazioni, ma non infinite interpretazioni, non qualunque interpretazione. Vi sono dei VINCOLI alle interpretazioni possibili. Il SENSO si forma nell'intersezione tra TEMPO e STRUTTURA. Sul versante del TEMPO abbiamo la potenza dell'abitudine, gli abiti mentali e culturali, le proiezioni soggettive. Il momento soggettivo esiste comunque, nella stessa nozione di fenomenologia, dato che il rapporto di esperienza è il rapporto col soggetto. Sul versante della STRUTTURA (che non va intesa in senso logico-schematico: non è uno schema logico che sotto il piano fenomenologico) abbiamo le tendenze sintetiche insite nel dato fenomenologico. La potenza della struttura delimita l'ambito delle possibilità interpretative.
SENSO non va quindi inteso sul modello del linguaggio, piuttosto sul modello del comportamento sensato o insensato, cioè in riferimento a parametri: ● DIREZIONE, ● ORDINE (vs DISORDINE), ● COERENZA (vs INCOERENZA); SEMPLICITÀ (vs COMPLESSITÀ [non mi è qui però chiaro se Piana intendesse la caratteristica della complessità come tendente all'ambito dell'insensato, perché di per sé il concetto non mi sembra implicare questo, anzi in certi casi si può intendere come rimandante ad un ambito di maggiore senso...]), ● CONNESSIONE-RELAZIONE.
Vi è un dinamismo (di tendenze sintetiche) che conduce ad un risultato sensato o insensato (ordinato o caotico; semplice o complesso ecc).
ESPRESSIONE: i complessi fenomenologici possono avere una carica espressiva. In generale hanno una espressività latente. "Esprimere" non come manifestare all'esterno ciò che è all'interno, ma come suscitare un processo immaginativo che porta in una dimensione diversa da quella reale, attraverso "intesi immaginative".
26 marzo
ESPRESSIONE: Un dato fenomenologico perde il suo carattere specifico e assume un VALORE espressivo, immaginativo, simbolico; valore che non è statico ma indica una direzione, una regione immaginativa descrivibile come una rete di immagini. La nostra posizione si colloca tra due estremi: 1. il convenzionalismo, per il quale un dato può ricevere qualunque valore simbolico; 2. la totale intrinseci del rapporto simbolico, ovvero il simbolo sarebbe manifestazione di un dato metafisico, indipendentemente dall'uomo. Per noi, un complesso fenomenologico non può simbolizzare (nel senso dinamico) qualunque regione immaginativa. Vi sono dei vincoli: un contenuto deve essere in grado di sopportare l'indice di valorizzazione che gli è stato attribuito. A noi interessa l'esplicitazione dell'ambito espressivo reso possibile da un certo dato fenomenologico. Ci interessa descrivere le possibilità espressive di un dato. Ci interessa cioè una fenomenologia dell'espressione, che però non è l'unico aspetto dell'espressione. Vi è anche, l'aspetto DIALETTICO, ovvero: la realizzazione dell'espressione. Le possibilità espressive vengono utilizzate da un soggetto, in un ambito temporale, in un progetto espressivo i cui fini sono extra-immaginativi (motivi esistenziali eccetera), circostanze temporali [storiche] che mettono in moto il processo immaginativo.
[confronto polemico con Goodman... La nostra posizione mantiene l'istanza dell'antidogmatico e della libertà intellettuale, ma è contro il relativismo]






