Visualizzazione post con etichetta letteratura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta letteratura. Mostra tutti i post

4 aprile 2016

Salvare la Filosofia, salendo nel Castello in Aria...





"Una volta, tanto tempo fa, questo paese era una solitudine arida e spaventosa (...) Creature maligne vagavano a loro piacere per le campagne e scendevano fino al mare. Il nome del paese era Terra del Nulla.
Poi, un giorno, una piccola nave apparve sul Mare della Conoscenza. Aveva a bordo un giovane principe che cercava il futuro. In nome della bontà e della verità egli rivendicò l'intero paese (...) I demoni, i mostri e i giganti andarono su tutte le furie a causa di tanta presunzione e si unirono per scacciarlo. La battaglia che ne seguì fece tremare la terra, e quando si concluse la sola cosa che rimanesse al principe era un piccolo lembo di terra in riva al mare. - Fonderò qui la mia città - egli dichiarò, e così fece. (...) Ben presto non fu più semplicemente una città; diventò un regno ed ebbe il nome di regno della Saggezza. (...) Il re si ammogliò e, dopo non molto tempo, ebbe due bei figli (...) L'uno si recò a sud, fino ai Contrafforti della Confusione, e costruì Dizionopoli, la città delle parole; e l'altro si recò al nord, fino ai Monti dell'Ignoranza, e costruì Digitopoli, la città dei numeri. Entrambi i centri fiorirono moltissimo, e i demoni furono scacciati ancora più indietro. (...)
Ognuno cercava di superare l'altro, ed entrambi si impegnavano tanto e con tanto diligenza che di lì a non molto le loro città rivaleggiavano persino con Saggezza in vastità e grandiosità.
- Le parole sono più importanti della saggezza - disse uno dei due in privato.
- I numeri contano più della saggezza - pensò l'altro tra sé e sé.
E finirono con l'odiarsi a vicenda sempre più.
L'anziano re, però, che non sapeva niente dell'animosità dei suoi figli, era molto felice (...) Il suo solo dispiacere era di non aver mai avuto una figlia (...) Un giorno, mentre passeggiava tranquillo nei giardini, scoprì due minuscole creature che erano state abbandonate in una cesta sotto il pergolato dell'uva. Erano bellissime bambine dai capelli d'oro. (...)
- Chiameremo questa Rima e quest'altra Ragione - disse, e così le due bambine divennero la Principessa della Dolce Rima e la principessa della Pura Ragione e crebbero a palazzo.
Quando il vecchio re in ultimo morì, il regno venne diviso tra i suoi figli. (...)
Tutti amavano le principesse a causa della loro grande bellezza, dei modi affabili, e della capacità di appianare ogni controversia equamente e ragionevolmente. (...)
Man mano che gli anni passavano, i due fratelli si allontanarono sempre più uno dall'altro e i loro regni separati si fecero sempre più ricchi e più grandi. Le dispute che li dividevano divennero sempre più difficili a conciliarsi. (...) Discussero e disputarono e declamarono e si infuriarono finché non furono sul punto di venire alle mani, dopodiché si decise di sottoporre la questione all'arbitrato delle principesse.
- Parole e numeri hanno un ugual valore perché, nel mantello della conoscenza, le une sono l'ordito e gli altri la trama. (...)
Tutti furono soddisfatti del verdetto. Tutti, cioè, tranne i due fratelli, fuori di sé per l'ira. (...)
E così le due principesse furono condotte via da palazzo e mandate lontano nel Castello in Aria, e da allora nessuno le ha più viste. Ecco perché oggi, in tutto questo paese, non esistono né Rima né Ragione. (...) l'antica città di Saggezza è caduta in grande abbandono (...)
- Forse possiamo salvarle [le principesse] - disse Milo."

Questa storia è contenuta nel libro Il casello magico di Norton Juster, che lessi da bambino e che mi colpì profondamente.
C'è qualcosa che ancora mi fa molto pensare, in questa storia: ricorda la storia della crisi della filosofia, del nichilismo e della frattura fra Analitici e Continentali. Questo esilio forzato di Rima e Ragione, costrette nel Castello in Aria... e tutte le peripezie di Milo per liberarle, salendo infine nel Castello in Aria...
Occorre salire nel castello della metafisica, per recuperare e salvare Rima e Ragione (il Bene e la Verità, o anche l'Etica e la Logica...). Occorre riappropriarsi della Filosofia nella sua vocazione più profonda, quella di tenere insieme la conoscenza vera e l'agire morale, una sintesi dei saperi e una visione orientativa, scienza e arte-religione, teoria e prassi...

16 gennaio 2016

Rampini sul valore della fantascienza

lunedì 4 gennaio 2016


Se la fantascienza dà lezioni di politica




Verne, Wells, Bradbury... Da sempre dalla letteratura più visionaria si misura la maturità delle nazioni. Ecco perché oggi Obama legge il cinese Liu Cixin

Federico Rampini

"La Repubblica", 4 gennaio 2016

La fantascienza cinese aiuterà Barack Obama a districarsi nelle sfide geopolitiche del 2016? Il presidente americano forse non immaginava che la fine delle sue vacanze avvenisse in circostanze così brutali, con l’improvvisa escalation di tensione tra Iran e Arabia saudita. Sapeva però che l’ultimo anno della sua presidenza non sarà una tranquilla passeggiata: alla vigilia di Natale un sondaggio della Cnn gli ha ricordato che la maggioranza degli americani considera negativo il bilancio della sua politica estera. Forse per cercare ispirazione, Obama si era portato in vacanza una lettura sorprendente: un best-seller di fantascienza cinese. È The Three-Body Problem di Liu Cixin. È anche un romanzo di fantapolitica. Quando i giornalisti al seguito del presidente nelle Hawaii lo hanno scoperto, la notizia ha fatto il giro del mondo. Provocherà un balzo di vendite e di notorietà per un autore fin qui noto soprattutto in Cina? Di certo segnala qualcosa d’interessante nei rapporti Usa-Cina, la vera sfida di lungo periodo per la leadership planetaria, che per forza sarà anche basata sull’egemonia culturale.
52 anni, formazione scientifica, Liu Cixin ha lavorato come ingegnere informatico in una centrale elettrica dello Shanxi. Scoperto dal pubblico cinese nel 1999, ha dovuto attendere altri 15 anni prima che uscisse una traduzione inglese. Ma questa è stata subito coronata dal successo di critica, vincendo nel 2014 il prestigioso Hugo Awards della World Science Fiction Society. È la prima volta che questo premio di fantascienza è andato al romanzo di un autore asiatico. Un segnale da non sottovalutare. In Italia alcuni si ostinano a considerare la fantascienza un genere letterario minore nonostante che grandi scrittori abbiano voluto cimentarvisi, da Italo Calvino a Primo Levi. In realtà lo sviluppo della fantascienza si può considerare come un misuratore di “maturità” delle nazioni. I capolavori di questo genere sono spesso fioriti negli stessi luoghi dove avveniva il progresso tecnico, lo sviluppo economico, e questo si accompagnava alla costruzione di imperi: militari, coloniali, industriali, culturali.
Jules Verne e H.G. Wells sono ricordati più spesso per le loro capacità “profetiche”, ma sono anche due autori tipici di un’epoca in cui Francia e Inghilterra dominavano vasti continenti; le loro classi dirigenti impregnate di positivismo e di darwinismo avevano un’enorme fiducia nel progresso tecnico-scientifico. Verne esprime la Francia di fine Ottocento tanto quanto la Tour Eiffel e l’Expo universale di Parigi. Fu letto e ammirato dai potenti del suo tempo, da papa Leone XIII all’imperatore tedesco Guglielmo II. Rimane tuttora l’autore francese più tradotto nel resto del mondo. Wells, pacifista e socialista, rappresenta la coscienza critica dell’Impero britannico e invoca un superamento dei nazionalismi, verso un governo mondiale. L’ascesa degli Stati Uniti nel “secolo americano” porta con sé nuove generazioni di scrittori di fantascienza, come Arthur C. Clarke e Ray Bradbury. Si va dall’apoteosi delle avventure della Nasa (2001 Odissea nello Spazio) fino alle visioni più apocalittiche, “distopiche” e post-moderne di Philip Dick. Nella guerra fredda non può mancare l’altra superpotenza, quell’Urss che batte l’America proprio nei primi capitoli dell’avventura spaziale, con l’astronauta Gagarin. La fantascienza russa fin dagli albori ha la sua variante satirica o distopica, con uno scrittore come Mikhail Bulgakov che la usa per criticare lo stalinismo. Genera capolavori del cinema come Solaris Stalker di Andrei Tarkovski, capaci di conquistare anche il pubblico occidentale. A cavallo tra le due superpotenze di allora c’è l’emigrato Isaac Asimov, ebreo russo la cui famiglia fugge negli Stati Uniti quando lui ha solo tre anni.
La Cina dunque arriva a sua volta all’appuntamento obbligatorio con la fantascienza. Ma è utopia o distopia, quella saga di Liu Cixin che ha catturato l’attenzione di Obama? Nella sua Trilogia dei Tre Corpi (di cui arriverà a luglio l’adattamento cinematografico), gli abitanti di un mondo tri-solare hanno imparato a sopravvivere nell’alternarsi di Età Stabili e di Età del Caos: cicli storici che avevano determinato il collasso e l’estinzione di molte civiltà prima di loro. È interessante l’antefatto originario. Tutto ha inizio con la Rivoluzione culturale, quella guerra civile (non dichiarata) che sconvolse la Cina nell’ultimo periodo della leadership di Mao Zedong: una tragedia che in un certo senso rappresenta il “parto traumatico” della Cina contemporanea. Pur senza avere mai fatto fino in fondo i conti con le responsabilità della leadership comunista nella Rivoluzione culturale, è dalla condanna di quell’esperimento che nasce la nuova Cina capitalista e globalizzata di Deng Xiaoping. Nei romanzi di Liu Cixin una donna scienziata, traumatizzata dalle violenze delle Guardie Rosse maoiste, lancia verso lo spazio un messaggio di Sos., ricevuto dai Trisolari. I quali partono alla conquista della terra per portarci la loro civiltà superiore. Se fosse questo il messaggio che affascina Obama, sarebbe una conferma del suo lucido pessimismo: una governance globale che risolva i conflitti del nostro tempo esula dalle capacità di noi umani? In realtà la fantascienza raramente ci offre delle soluzioni, più spesso è un indicatore efficace di quelli che noi avvertiamo come i nostri maggiori problemi. È probabile che Obama dentro la saga di Liu Cixin cerchi dei lumi sull’interpretazione cinese del mondo contemporaneo. Il romanziere con la sua fantasia creativa può aprire una porta laterale dentro il mondo impenetrabile di Xi Jinping, il leader che sta cercando di traghettare la Cina verso un nuovo ruolo e un nuovo modello di sviluppo. Da quando Obama inaugurò la sua presidenza nel 2008 annunciando un “pivot” verso l’Asia, almeno questa convinzione non lo ha mai abbandonato: anche se il Medio Oriente cattura la nostra attenzione immediata, il XXI secolo si giocherà lungo l’asse Usa-Cina, sia che prevalgano le ragioni della cooperazione o quelle della rivalità.

24 dicembre 2015

Mente e cervello in una poesia di Valerio Magrelli. Sulla natura umana






Io abito il mio cervello
come un tranquillo possidente le sue terre.
Per tutto il giorno il mio lavoro
è nel farle fruttare,
il mio frutto nel farle lavorare.
E prima di dormire
mi affaccio a guardarle
con il pudore dell'uomo
per la sua immagine.
Il mio cervello abita in me
come un tranquillo possidente le sue terre.


Gli ultimi due versi di questa poesia di Valerio Magrelli (da Ora serrata retinae) colpiscono per la specularità sospesa, rispetto ai primi due:

Io abito il mio cervello / Il mio cervello abita in me

Sospesa perché dopo l'ultimo verso verrebbe voglia di continuare la poesia ri-scrivendo tutto dal punto di vista del cervello (non più dell'Io)... Ma come continuare?
Forse così:

Per tutto il giorno il suo lavoro
è nel farle fruttare, il suo frutto nel farle lavorare.

Il quarto e quinto verso della poesia presentano un'altra specularità: lavoro è far fruttare (la terra), frutto è far lavorare (la terra).
Sembra insomma di scorgere la rappresentazione di uno strano rapporto tra cervello (corpo) e mente: la mente fa lavorare il corpo e il corpo fa lavorare la mente... ma quello che conta, alla fine, è che al di là del punto di vista, al di là del punto di partenza, l'uomo (corpo-cervello+mente) consiste (quando riesce a dare il meglio di sé, quando non cede alla regressione verso la bestia) in un continuo, costante, quotidiano lavoro di messa a frutto delle proprie capacità, che sono corporeo-mentali (o mental-corporee). La natura umana sta in questo destino di intreccio fra cervello e mente che richiede lavoro continuo: solo fruttando, lavorando con la mente-cervello, l'uomo realizza la propria vita nel modo migliore e può contemplare alla fine della giornata (della vita) le sue opere (la sua immagine) con pudore e soddisfazione.