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3 dicembre 2017

Realtà ed esistenza umana secondo Cronenberg: il mondo è informe e minaccioso, per questo ne vorremmo uno diverso, ma forse possiamo cambiarlo






Nel film eXistenZ di David Cronenberg (1999), che tratta di un gioco del futuro, al di là dell'intrincato gioco filmico nel quale lo spettatore finisce per perdere le tracce tra la realtà vera e quella virtuale, e al di là dei molteplici rimandi alle tematiche tipiche del regista (il corpo e le sue trasformazioni-mutazioni-guasti...), vi è una potente visione metafisica e un correlato corollario esistenziale.
Ad un certo punto della storia, mentre sta giocando insieme alla creatrice del gioco Allegra (Jennifer Jason Leigh) e sono entrambi immersi nella realtà virtuale, Ted (Jude Law) dice questa frase:

"Io non voglio stare qui... non mi piace qui. Non so che sta succedendo; procediamo improvvisando continuamente, in questo informe mondo le cui regole e obiettivi sono sconosciuti, apparentemente indecifrabili, per non dire che forse neppure esistono! … sempre sul punto di essere uccisi da forze di cui ignoriamo il senso..."

"E’ la descrizione precisa del mio gioco" dice Allegra. "E’ la descrizione di un gioco che non troverà un mercato!" risponde Ted. "Ma intanto lo stanno già giocando tutti" replica Allegra.

Nelle frasi di Ted viene espresso, a mio parere, il senso del film, che contiene una complessa tesi sul mondo e anche un'indicazione su come rapportarsi ad esso.

Parafrasando, si possono estrarre queste proposizioni:

1. Vorremmo vivere in un mondo diverso (o cambiare questo mondo). 
2. Siamo a disagio
3. Non sappiamo cosa succede (realmente) intorno a noi
4. Agiamo senza un progetto
5 Il mondo è informe, non ha struttura
6. Non conosciamo le regole e gli obiettivi presenti nella realtà
7. Regole e obiettivi del mondo sembrano indecifrabili
8. Abbiamo il dubbio se esistano regole e obiettivi nel mondo
9. Siamo in condizioni di insicurezza perenne
10. Siamo costantemente minacciati da forze misteriose

Le premesse (3 e 7) riguardanti l'incompletezza e l'incertezza delle nostre conoscenze riguardo al mondo portano a tesi secondarie (6 e 8) che esasperano le premesse sostenendo la nostra ignoranza totale riguardo al mondo e il dubbio se sia strutturato secondo regole e obiettivi, per arrivare poi alla tesi (5) della mancanza di struttura del mondo (Achille Varzi dovrebbe apprezzare questo film!), che unita alla premessa (10) sul nostro essere costantemente in pericolo porta poi alle tesi (4 e 9) sulla nostra condizione di estrema precarietà e incertezza pratica. Tutto ciò per sostenere un profondo disagio esistenziale (2) che sorregge infine la tesi principale (1): vorremmo essere in un mondo diverso e (implicita) forse possiamo provare a cambiare questo, almeno per quanto attiene alla sfera di nostra competenza, quella umana: una società più giusta e meno violenta.

Vorrei aggiungere che l'incompletezza e l'incertezza delle nostre conoscenze si può sostenere ragionevolmente sia sul piano scientifico (la fisica più scopre cose, più scopre quanto non sa ancora...) sia sul piano storico-giornalistico (basta pensare all'enorme intrico di misteri delle vicende italiane della Prima Repubblica...)
E che ci siano forze il cui senso rimane misterioso (o forse inesistente) che ci minacciano continuamente può valere sia riguardo alla natura (catastrofi terrestri, atmosferiche, meteorologiche, malattie incurabili) sia riguardo alla sfera umana (incidenti, terrorismo, guerre, criminalità comune  o organizzata...).

Naturalmente tutta la struttura argomentativa, le premesse e le tesi secondarie, sono discutibili e criticabili, e una discussione approfondita di tutto ciò tirerebbe in ballo molte cose, sia scientifiche sia filosofiche, e finirebbe per richiedere una risposta articolata e organica come un micro-sistema filosofico, ma io in questo momento mi limito a "sentirmi" molto affine a questa posizione, e la propongo all'attenzione dei lettori.


13 novembre 2015

Educare alla cooperazione

Franca D'Agostini

 spiega perché è necessario affiancare agli organismi sovranazionali una forza che spinga dal basso e che educhi le persone a capire che è conveniente, e ormai necessario, cooperare.
Lo fa non con gli strumenti dell'etica, ma con la teoria dei giochi.
Fa anche riferimento all'energetismo, a Spinoza....

30 novembre 2014

Sbrogliare la matassa

Un gioco di strategia topologica, con livelli crescenti di difficoltà.
Semplice l'obiettivo: fare in modo, spostando i nodi, che le linee non si intersechino.
Rilassa ed è metafora delle situazioni ingarbugliate che ci tocca districare quotidianamente...

Per giocare clicca qui

31 ottobre 2012

Giocando con gli Hexagrams

Quest'estate ho ripreso a giocare con un puzzle "matematico" che avevo scoperto tanti anni fa leggendo Linus. C'era una rubrica di giochi intitolata Wutki, e una volta era dedicata a questo gioco che chiamavano SOLOGRAMS. Adesso l'ho ritrovato col nome HEXAGRAMS, nel sito del suo inventore, Eric Solomon, fisico-matematico creatore di svariati software e altre cose importanti
Il suo sito: http://www.ericsolomon.co.uk/index.html
Nel suo sito si trova il luogo dove poter giocare on line a Hexagrams : http://www.ericsolomon.co.uk/hx/hexagram.html.





E' un puzzle composto da 19 pezzi esagonali; ci sono innumerevoli soluzioni... è divertente trovarle e anche interpretare le immagini che si creano. Volendo essere bravi, ci sarebbe da impegnarsi a trovare soluzioni che comportino una frammentazione ridotta delle due aree, bianca e nera. Solomon ha dimostrato matematicamente che non esiste una soluzione 1-1, cioè con due aree continue una bianca e una nera. Lui stesso ha trovato una soluzione 2-2, e non esclude che possa esistere una soluzione 1-n, con n>1.

Qui sotto copio le soluzioni che ho trovato quest'estate.

Una soluzione 3-3:



Un'altra 3-3, che ho chiamato "extraterrestre":







 Una soluzione 3-4:



Altra 3-4, Camaleonte:

Cavalluccio marino:





 Civetta sul ramo:





Rana:




Il fantasma e la luna:

Signore che urla, con gran naso:




una soluzione antisimmetrica: