21 luglio 2022

Un sogno

 Avevo riguardato e riletto tutti i fogli scritti da me, i disegni, gli appunti, gli schemi di progetti, gli spunti narrativi, le storie, gli articoli, le foto scattate, i video, e di tutto questo materiale avevo fatto una accurata selezione, catalogando, ritagliando, incollando… avevo poi buttato tutti i ritagli inutili, tutte le ridondanze, i rami secchi, i vicoli ciechi. E la pila di cose che restavano erano materiale vivo, prezioso, da portare avanti, da sviluppare, da ripensare. E nel fare questo lavoro dicevo infine a me stesso “riconsidera il percorso fatto fino a qui”.

Al risveglio ero sicuro si trattasse di un sogno importante. Credo riguardi il mio rapporto con il passato, sempre problematico perché io tendo a dimenticare e a guardare sempre in avanti, ma soprattutto adesso che sono in un momento particolare di svolta nella mia vita, una specie di rinascita nella quale rischio di rimuovere, insieme alle sofferenze, ai momenti di grande difficoltà, ai dolori profondi, anche le cose belle e importanti che ho vissuto.

C’era dentro anche, penso, un grande bisogno di fare ordine, fare ordine sia buttando via tante cose, ma anche riscoprendo - e qui sta il messaggio che dò a me stesso - tante piccole cose preziose che meritano invece di essere conservate e riconnesse a quello che sono io adesso, riconnesse in modo armonico, valorizzate per il potenziale di sviluppo che nascondono in se stesse.

Quindi è questo quello che voglio fare: non buttare via niente di tutto quello che ha contato, di tutto quello che ho amato, perché se l’ho amato e se l’ho fatto, e ci ho messo le parti migliori di me nel farlo, vuol dire che può servirmi ancora e può essere fonte di ricchezza futura.

Avanzare nel futuro, guardando l’orizzonte a testa alta e con la schiena dritta, ma portandosi dentro tutto il carico delle esperienze importanti, ripensate, comprese, filtrate e diventate il mio tesoro nascosto, tutte le radici e tutti i rami che avanzano con me ad ogni passo, pronti a svilupparsi e a fruttare.

4 luglio 2022

IL SISTEMA E L'ASSURDO. Capitolo 4

 



4.




Fulvia, cui spettava nel secondo viaggio la funzione decisionale, stabilì che prima di partire il gruppo aveva bisogno di una pausa di riflessione, di almeno due giorni terrestri.

In realtà era lei, che ne aveva bisogno; gli altri, però, accolsero bene la decisione e ognuno si dedicò alla sua attività preferita. Shan si mise in meditazione, concentrandosi dapprima sul suo respiro e arrivando ben presto a uno stato di auto-osservazione di quanto accadeva nella sua mente. Klaus si mise a immaginare opere d’arte, che al suo ritorno sulla Terra avrebbe voluto realizzare, ispirate alle visioni del primo viaggio. Gopal iniziò a scrivere un articolo scientifico, che aveva intenzione di trasmettere poi alla comunità terrestre dei matematici, per comunicare la straordinaria scoperta riguardante l’esistenza di forme matematiche perfette in uno degli universi.

Fulvia aveva bisogno di concentrarsi e di pensare, con calma, a quanto avevano visto. La questione sulla quale tendevano a convergere i suoi pensieri era la possibile relazione tra quell’universo platonico, che avrebbero tra non molto abbandonato, e l’universo conosciuto, quello dal quale provenivano, l’universo popolato dai terrestri e dalla tante altre forme di vita intelligente con cui i terrestri erano entrati in contatto.

“Che significato può avere il fatto che gli esseri umani abbiano indagato e studiato oggetti matematici puramente ideali, alla luce del fatto che in un altro universo quegli oggetti, almeno in parte, esistono veramente?” pensava. “Ma più che questo, la domanda ancora più importante è: che significato può avere il fatto che nell’universo conosciuto vi siano cose che somigliano, per approssimazione imperfetta, a quelle forme geometriche che adesso vediamo? E cosa significa che le cose dell’universo conosciuto siano in gran parte conoscibili utilizzando equazioni basate sull’elaborazione di numeri, che, per quanto sempre più distanti ormai dai numeri naturali, ne sono in definitiva uno sviluppo? I due fatti sembrano convergere verso l’idea che tra l’universo conosciuto e questo in cui siamo immersi adesso, maestoso nella sua regolarità senza tempo, strutturato in plotoni ordinati di oggetti perfetti che si estendono in tutte le direzioni dello spazio, vi sia una relazione, una relazione che supera, di fatto, il salto spaziotemporale che abbiamo dovuto fare per arrivare fin qui… questa relazione sembra un dato oggettivo… non sono io, Fulvia, che la stabilisco, non sono io che pensando pongo questa relazione. Questa relazione sembrerebbe un dato, un fatto, un fenomeno.”

Fulvia trasse un lungo sospiro, poi iniziò a sgranocchiare una galletta di mais, gustandone l’aroma leggero che le ricordava i campi di pannocchie nei quali, da bambina, le piaceva nascondersi.


Arrivò, alla fine, il tempo in cui Fulvia aveva deciso di partire per il secondo viaggio.

Tutti erano pronti, in posizione per il salto spaziotemporale. Fulvia osservò a lungo il tasto azzurro e luminoso della partenza, prima di premerlo. Quell’azzurro le ricordava il cielo che, quando bambina era nascosta nel campo di pannocchie, guardava strizzando gli occhi, per non restare abbagliata dalla luce del sole.

La partenza, questa volta, fu molto diversa. Non videro gli oggetti matematici allontanarsi. Tutto restava immobile, tranne il chiarore lattiginoso in cui l’universo in cui si trovavano era immerso, che sembrava scurirsi progressivamente. 

Improvvisamente dalle finestre ovali dell’astronave osservarono un nero profondo, che durò per qualche secondo. Poi videro onde di luce polarizzata, con tutte le sfumature dello spettro cromatico, che si muovevano lentamente. Infine tornò il buio totale, esterno alla HCV1, e l’indicatore sul monitor diceva: SALTO EFFETTUATO. UNIVERSO ESPLORABILE.

– Ragazzi, ci siamo – disse Fulvia.

– Sì, ma cosa esploriamo? Qui sembra non esserci assolutamente nulla! – esclamò Klaus con voce un po’ tremante.

– Se posso permettermi un suggerimento, Fulvia, – disse Gopal – conviene attivare i rilevatori di massa e dirigersi nella direzione delle masse rilevate.

– Ma non saremo capitati in un universo vuoto? – insinuò Shan.


Senza ribattere nulla, Fulvia seguì il suggerimento di Gopal e attivò i rilevatori di massa. Aveva bisogno di agire, agire in fretta, e questa spinta all’azione le derivava dalla consapevolezza di avere il ruolo decisionale.

Il computer di bordo, collegato ai rilevatori esterni, iniziò a trasmettere una serie di dati, che scorrevano sul monitor centrale, di fronte agli occhi di Fulvia. I rilevatori stavano setacciando lo spazio circostante in molteplici direzioni, inizialmente le sei ortogonali all’astronave: sopra, sotto, avanti, indietro, destra, sinistra. Comparivano cifre che indicavano le distanze, sempre maggiori, verso la quali i sensori di massa spingevano il raggio rilevatore delle loro antenne stroboscopiche. Le cifre scorrevano, ma il risultato era sempre lo stesso: nulla di rilevato. Iniziò poi una ricerca, in automatico, in direzioni diagonali rispetto alle sei ortogonali all’astronave. Le molteplici antenne si orientarono a a riccio e le cifre iniziarono a scorrere, mentre quelle delle direzioni ortogonali continuavano fino al limite della profondità di campo rilevabile (che, ovviamente, tendeva a infinito ma non poteva sondare all’infinito).

Finalmente, a un certo punto, mentre la tensione dell’attesa cresceva nei quattro astronauti, il computer segnalò la presenza di qualcosa, verso il basso, in una direttrice diagonale.

Fulvia, fulminea, diede ordine, digitando febbrilmente sulla tastiera, di muovere l’astronave in direzione della massa rilevata. Vi fu un riallineamento, che portò la prua della HCV1 a coincidere con la direttrice nella quale, unica, era stata rilevata della massa. Poi l’astronave partì, a velocità massima.

Dopo parecchio tempo, iniziarono a vedere un puntino luminoso. Ingrandendosi, si cominciò a vedere che si trattava di una sorta di costellazione; cinque stelle posizionate in modo irregolare fra di loro, e un pianetino che gravitava intorno a due di esse.

Quando furono abbastanza vicini al pianeta, che aveva forma sferica come si aspettavano, Fulvia decise di rallentare notevolmente la velocità e diede il comando di lanciare una sonda che ispezionasse l’eventuale l’atmosfera e rilevasse la presenza di forme di vita.

Dopo qualche ora arrivarono i risultati. Pianeta molto simile alla Terra, atmosfera compatibile con la respirazione umana, presenza di svariate forme di vita, accertate per la complessità dei movimenti rilevabili sulla superficie.

La sonda non poteva però capire quanto e se tali forme di vita fossero pericolose.

Klaus aprì subito la discussione, prima ancora che Fulvia avesse lanciato il tema come oggetto di una deliberazione da discutere nel gruppo:

– È chiaro che dobbiamo rischiare qualcosa ed entrare in contatto con questi esseri viventi, siamo qui apposta! La mia esperienza delle forme aliene di intelligenza, certamente relativa al nostro universo, mi dice che se riusciamo ad entrare in comunicazione con loro prima di sbarcare sul loro territorio, sarebbe tutto più sicuro e gestibile.

– Come sapete – Gopal si sentì chiamato in causa – disponiamo di strumenti raffinatissimi: il rilevatore di suoni articolati che è in grado di dirci se sono presenti linguaggi parlati, il traduttore universale che è in grado di decodificare e fornire modelli di comunicazione attiva e relazionale in tempi ragionevolmente brevi (a meno che non dovessimo trovarci di fronte a linguaggi totalmente estranei da quelli presenti nel nostro universo), l’interpretatore delle comunicazioni iconico-scritturali.

Fulvia, dopo una riflessione di qualche minuto, accolse il suggerimento di Klaus e attivò gli strumenti indicati da Gopal. Venne lanciato un messaggio radio-visivo che era interpretabile sia acusticamente sia alfabeticamente sia in simboli iconici. Il contenuto del messaggio era il seguente:

“Saluti! Siamo membri di una specie vivente e intelligente di un altro pianeta. Siamo a bordo di una nave spaziale che si dirige a bassa velocità verso il vostro pianeta e siamo desiderosi di entrare in contatto con Voi a scopo di pura volontà di conoscenza reciproca. Ci date il permesso di sbarcare sul suolo del vostro pianeta e di organizzare un incontro?”

Il messaggio veniva lanciato a intervalli regolari, nella speranza che la specie più evoluta del pianeta fosse in grado di recepirlo e di decodificarlo. Nel frattempo la velocità della nave venne diminuita fino ad arrivare a zero. Erano entrati nell’orbita del pianeta e gravitavano intorno ad esso. La sua massa sferica era perfettamente visibile dalle finestre dell’astronave. Aveva un colore verdastro, con striature violacee.

Dopo parecchio tempo, durante il quale ciascun membro dell’equipaggio si dedicava alla sua occupazione preferita, arrivò un messaggio di risposta, rilevato dal computer di bordo, e si avviò una comunicazione che per semplicità riporto al lettore come se si trattasse di un dialogo tra singoli individui (in realtà da una parte vi erano i cinque membri della HCV1, che ogni volta discutevano su come procedere nel dialogo, e dall’altra parte vi erano gli otto membri di una delegazione speciale chiamata Unità di Crisi Strutturale, che il governo della specie più evoluta del pianeta aveva formato in fretta e furia dopo aver captato il primo messaggio; anche questi otto discutevano tra loro prima di inviare ogni messaggio). Per comodità del lettore, riporto nuovamente il contenuto del primo messaggio, lanciato dalla HCV1.


– Saluti! Siamo membri di una specie vivente e intelligente di un altro pianeta. Siamo a bordo di una nave spaziale che si dirige a bassa velocità verso il vostro pianeta e siamo desiderosi di entrare in contatto con Voi a scopo di pura volontà di conoscenza reciproca. Ci date il permesso di sbarcare sul suolo del vostro pianeta e di organizzare un incontro?

– Questo messaggio è privo di senso, ed evidentemente si tratta di uno scherzo: non esistono altri pianeti oltre al nostro!

– Forse è vero che non esistono altri pianeti oltre al vostro in questo universo. Ma esistono altri universi!

– Anche questo non ha senso: “universo” è un concetto che indica la totalità di ciò che esiste. Non possono esistere molteplici totalità, altrimenti non sarebbero totalità. Quindi il concetto stesso di “molteplici universi” è auto-contraddittorio.

– Da un punto di vista strettamente logico avete ragione, ma la realtà supera le capacità della logica di imbrigliarla concettualmente [su questa frase Fulvia e Gopal avevano molto discusso, ma alla fine Fulvia aveva prevalso e la frase era stata lanciata].

– Noi siamo l’Unica Specie Intelligente che esiste, e siamo superiori ad  ogni altra specie.

– Come spiegate allora la nostra presenza nell’orbita del vostro pianeta? Come spiegate il primo messaggio che avete ricevuto? Come spiegate lo stesso dialogo che stiamo sviluppando?

– Noi sappiamo che un gruppo appartenente alla nostra specie, L’Unica Specie Intelligente, sta cercando di sovvertire l’ordine che il Governo ha stabilito sul pianeta. Evidentemente voi siete parte di un complotto ordito da questo gruppo, che riesce a simulare la presenza di un astronave nella nostra orbita e sta simulando tutti questi messaggi.

– Ma se Voi ci consentite di sbarcare vi renderete conto che siamo molto diversi da Voi, che siamo realmente un’altra specie, e vi spiegheremo con quale esperimento è stata dimostrata scientificamente l’esistenza del Multiverso. Si tratta di un esperimento molto complesso, non riassumibile in poche frasi, ma se siete interessati possiamo fornirvi tutto il materiale necessario a comprenderlo e a riprodurlo nei Vostri laboratori.

– Il vostro sbarco sul Pianeta è fuori discussione. Anche nell’ipotesi, del tutto assurda, che sia vero ciò che voi dite, cioè che esista una totalità che è formata da molteplici sotto-totalità (il che rende il concetto di totalità del tutto inservibile), e che voi siate i rappresentanti di un’altra specie intelligente (anche questa è una contraddizione in termini, dal momento che il concetto di Intelligenza è strettamente connesso al concetto di Unicità), il rischio di un vostro sbarco sarebbe decisamente superiore al beneficio di una semplice scoperta scientifica. Chi ci garantisce che voi non vogliate impadronirvi delle nostre risorse? Chi ci garantisce che voi non abbiate in realtà intenzioni ostili?

– Il fatto stesso che noi abbiamo lanciato il messaggio di richiesta del permesso di sbarco dovrebbe rassicurarvi sul fatto che non abbiamo intenzioni ostili. Se avessimo avuto intenzioni ostili saremmo sbarcati senza chiedere nessun permesso e avremmo iniziato ad attaccarvi sfruttando l’effetto sorpresa.

– In ogni caso l’incontro con voi sarebbe rischioso sotto molti altri punti di vista, primo fra tutti il possibile contagio con malattie verso le quali le nostre difese organiche non sono preparate (ciò è stato osservato nella storia del Pianeta, nell’incontro fra sotto-specie vissute in luoghi diversi).

– Ma noi disponiamo di speciali tute che isolano dalla possibilità di trasmettere o ricevere ogni agente patogeno.

Ogni agente patogeno? Con quale presunzione voi asserite ciò? Come pensate di aver esaurito la conoscenza in materia di agenti patogeni?

– La scienza biologica, anche sulla base delle esperienze fornite delle molteplici forme di vita di altri pianeti con le quali siamo entrati in contatto nel nostro universo, è giunta ormai ad uno stadio che possiamo ragionevolmente definire “scienza totale”. E sulla base delle nostre conoscenze biologiche sappiamo costruire materiali non attraversabili da agenti patogeni, per quanto piccoli essi possano essere, in quanto sono tute il cui tessuto è a trama così fitta che nessun componente molecolare di sotto-retro-micro virus è in grado di trovare un varco.

– Ahahahahahah!

– Perché ridete?

– Perché siate caduti in contraddizione! Asserite di avere una “scienza totale” biologica, ma contemporaneamente ammettete l’esistenza di altri universi, quindi di altre totalità nelle quali le leggi della vita potrebbero essere molto diverse da quelle del vostro universo!

– In effetti avete ragione: una percentuale di rischio riguardo ad agenti patogeni sconosciuti nel nostro universo esiste, ma riteniamo che sia una percentuale molto bassa.

– Ritenete che sia bassa sulla base di cosa?

– Sulla base del fatto che nei molteplici incontri con forme di vita aliene di galassie anche molto distanti nel nostro universo, abbiamo sempre riscontrato che le tute funzionano.

– Insomma, vi fidate delle vostre conoscenze scientifiche sulla base di una varietà di esperienze, confinate però sempre dentro il vostro universo!

– Beh, comunque sicuramente le nostre conoscenze scientifiche hanno avuto più possibilità di essere messe alla prova rispetto alle Vostre, dal momento che ci risulta Voi siate l’unico pianeta esistente in questo universo!


Dopo quest’ultimo messaggio nella HCV1 suonò l’allarme generale. Un raggio disintegratore ad altissimo potenziale, pari ai disintegratori quantistici noti, stava partendo dal pianeta presso il quale si trovavano, e puntava in direzione dell’astronave. 

Fulvia si trovò di fronte a un bivio: o ripartire ad estrema velocità cercando di scansare la traiettoria del raggio o premere immediatamente il bottone di un altro salto spaziotemporale.

Essendo poco pratica di pilotaggi di emergenza, e avendo anche capito che non c’era modo di convincere quella specie superba ad accettare un incontro, si decise, in una frazione di secondo, per la seconda opzione.

23 giugno 2022

IL SISTEMA E L'ASSURDO. Capitolo 3

 




3.


Shan, Fulvia, Gopal e Klaus si trovavano a bordo dell’astronave spaziotemporale HCV1, dopo aver seguito un corso accelerato di navigazione ultraliminale. Ciascuno di loro era comodamente semi-sdraiato in una poltroncina imbottita. L’ambiente interno dell’astronave era tutto color arancione, mentre i comandi e gli strumenti di rilevazione interna ed esterna erano azzurri e luminosi. Il primo viaggio stava per cominciare. 

Una certa inquietudine serpeggiava fra loro. Dopotutto non avevano la minima idea di dove sarebbero capitati. Sapevano, però, che se le condizioni esterne fossero state incompatibili con la loro fuoriuscita dall’astronave (pur utilizzando le straordinarie tute spaziali di ultima generazione), gli strumenti di bordo li avrebbero avvisati per tempo, e avrebbero potuto limitarsi ad osservare il mondo esterno attraverso le ampie finestre ovali poste sopra, sotto e ai lati della HCV1. Restava sempre, però, la possibilità che il mondo fosse compatibile con la fuoriuscita, ma contenesse minacce imprevedibili, non rilevabili dagli strumenti di bordo.

Era stato stabilito che la funzione decisionale del gruppo fosse assegnata a rotazione ogni nuovo “salto”-viaggio, e l’ordine della rotazione, deciso dall’Agenzia Spaziale era Gopal-Fulvia-Klaus-Shan. Toccava quindi a Gopal, per primo, decidere quando toccare il comando per iniziare il primo salto spaziotemporale.

Gopal si rese improvvisamente conto di essere, in quel momento, oltre che intellettualmente molto eccitato – ma questa era una sensazione che provava da molti giorni, più o meno da quando aveva appreso di essere stato scelto per quella missione esplorativa – anche fisicamente eccitato: percepì chiaramente un’accelerazione del battito cardiaco, sentì una sottile fitta alla gola, accompagnata da una contrazione involontaria del muscolo perineale.

Cercò di rilassarsi respirando profondamente. Alla sua eccitazione generale si mescolava un’ansia crescente, che divenne paura quando iniziò a muovere il braccio verso il comando della partenza. L’eccitazione svanì e si trasformò in un bisogno impellente di urinare. Sapeva che le tute da astronave consentivano di urinare ed evacuare liberamente, aspirando e neutralizzando automaticamente ogni secrezione corporea. Lasciò che la sua vescica si svuotasse, inspirò profondamente e toccò il comando.


Il decollo fu immediato. In pochi secondi videro la Terra allontanarsi e diventare un cerchio grigio-blu. Poi videro il sistema solare allontanarsi e la galassia rimpicciolire. Poi percepirono che la velocità stava aumentando enormemente perché videro le stelle trasformarsi in strisce luminose e iniziarono a sentire un rumore di fondo che si fece sempre più acuto. Poi ci fu l’impatto con il limite spaziotemporale. Capirono che non stavano più andando in una direzione, ma stavano attraversando il limite fra uno spaziotempo e un altro spaziotempo perché improvvisamente le finestre furono invase da una luce quasi accecante ed ebbero la sensazione di essersi improvvisamente fermati. La luce si trasformò in un chiarore lattiginoso, e capirono di essere andati “oltre”.

La cosa strana, però, fu che al di là non c’era un altro spaziotempo, come si aspettavano, ma uno spazio senza tempo. Non se ne resero conto subito, però, perché l’HCV1 era dotata di una sorta di “bolla” spaziotemporale, per cui gli orologi interni continuavano imperterriti ad avanzare. Il tempo, infatti, all’interno dell’astronave continuava a scorrere. Il tempo, dentro l’astronave, esisteva.

Dalle finestre si vedeva un chiarore molto leggero, ma si resero subito conto che non si trattava di un universo simile al nostro. Non c’era il buio tipico dello spazio cosmico a cui tutti siamo (o meglio, eravamo) abituati. C’era questo chiarore diffuso e la sensazione di uno spazio immenso, ma gli oggetti visibili non erano luminosi, erano di un colore grigio scuro, quasi nero. In sostanza le cose stavano in modo quasi opposto a quello in cui stanno nel nostro universo: lo spazio, invece che essere buio, era luminoso, ma di una luce tenue, e gli oggetti, invece che essere luminosi, erano opachi. 

Ma le stranezze non erano affatto finite: scoprirono ben presto che in quell’universo non ci si poteva muovere. L’astronave era bloccata nel punto in cui era giunta dopo il “salto”. Gopal provò più volte a dare energia ai motori, ma non c’era verso di spostarsi, neanche di un millimetro. Gli strumenti dicevano che era ASSOLUTAMENTE IMPOSSIBILE USCIRE dall’astronave. La ragione, che avrebbero compreso in seguito, era appunto che in quell’universo il tempo era inesistente. Fortunatamente potevano osservare dalle finestre, e… la vista era spettacolare.

Dalla finestra sulla prua dell’astronave potevano osservare una lunghissima (in realtà infinita) serie di oggetti cubici. La cosa ulteriormente strana, che li disorientò non poco, era che erano posti in perfetto allineamento e che invece che rimpicciolire per il consueto effetto prospettico, via via che si osservavano quelli più distanti, ingrandivano

Fu Gopal a rompere il silenzio:

– L’unica spiegazione possibile di questa stranissima cosa è che si tratti di una successione di cubi realmente più grandi uno rispetto all’altro, e la cui variazione di grandezza è tale da “superare” l’effetto prospettico.

La sensazione era quella di una prospettiva rovesciata, ma fu Klaus a dire:

– Ma allora proviamo a guardare dietro!

In effetti l’ipotesi di Gopal venne confermata, perché dalla finestra sul retro si poteva osservare una serie decrescente di cubi allineati, visione più rassicurante perché non contrastava con l’effetto prospettico.

Shan si avvicinò maggiormente alla finestra di prua e provò a guardare, da quella finestra, verso l’alto e verso il basso: 

– Ehi! Venite a vedere, è incredibile!

Guardando verso l’alto si vedeva una successione crescente di ottaedri, più in alto ancora di dodecaedri e ancora più su di icosaedri.

Gopal andò a prendere un telescopio elettronico e lo puntò verso l’alto (ma sempre dalla finestra anteriore):

– Si vede una successione di sfere!

– E più in alto ancora? – chiese con ansia Shan.

– Vedo altre successioni di solidi complessi, solidi stellati… poi … non riesco più a distinguere ma si direbbe ci sia dell’altro…

– No, non è possibile…! – escalmò Fulvia che stava guardando dalla finestra anteriore verso il basso.

Dopo la (a questo punto prevedibile) successione crescente di tetraedri, seguivano, più in basso, successioni di figure geometriche bidimensionali. Inizialmente vi erano cerchi pieni, dischi allineati in ordine di grandezza, poi altre figure simili a dischi, ma il cui contorno era formato da piccolissimi lati. Guardando ancora più in basso, con il telescopio elettronico, Gopal disse:

– Ci sono via via poligoni più semplici, con meno lati, ma più in basso dell’ottagono non riesco più a vedere…

Fu Fulvia a trarre le prime conclusioni:

– Colleghi, credo proprio si possa dire che questo è un universo che racchiude tutte le forme geometriche nella loro purezza, ordinate per grandezza e per complessità…

Shan era affascinata da quelle visioni. Si spostò lentamente indietro, verso il centro dell’astronave, e guardò attraverso la finestra ovale del pavimento, verso il basso; poi rivolse lo sguardo verso l’alto… Nel frattempo gli altri tre stavano ancora contemplando la scena visibile dalla finestra anteriore.

Shan vide qualcosa di molto strano, ma era talmente scossa da quella visione che non riusciva ad aprire bocca per chiamare gli altri. Si trattava di una sorta di struttura a strati, che proseguiva in “verticale” sia verso l’altro sia verso il basso rispetto all’astronave. Ogni “strato” era composto da gruppi di oggetti che si somigliavano per gruppi; ogni oggetto sembrava avere forma irregolare ed era di un colore diverso dal grigio scuro dei solidi osservabili dalla finestra della prua: erano di un bruno rossastro. Lo strato osservabile per primo, dalla finestra del pavimento, era tutto formato da gruppi simili fra loro, ma ciascuno formato da oggetti con forme diverse, uniformi nel singolo gruppo… Shan era incredibilmente attratta da quelle strane cose, e non riusciva a capire cosa ci fosse di così attraente. Poi iniziò a capire… Cominciò a contare e si rese conto che lo strato osservabile per primo era tutto composto da gruppi di undici oggetti: undici oggetti con forma simile a quella dei ricci di mare, undici oggetti simili a piccoli attaccapanni, undici cose simili a molle, undici cose simili a birilli… e questi gruppi di undici oggetti erano tutti allineati su uno “strato” che si estendeva (potè constatarlo guardando dalla finestra di poppa e dalle finestre laterali) a perdita d’occhio. Sotto a questo strato, c’era uno strato con gruppi di dieci oggetti, ciascuno sempre diverso, cioè composto da oggetti simili fra loro, ma diversi da un gruppo all’altro. Più sotto gruppi di nove, più sotto gruppi di otto… Dalla finestra superiore si vedeva un strato composto da gruppi di dodici, più sopra da gruppi di tredici… Shan era talmente elettrizzata e presa dalla curiosità di contare gli elementi dei gruppi per verificare se la sua ipotesi, che si stava formando nella sua mente, fosse vera, che non rese conto che gli altri tre stavano ancora osservando e ragionando su quanto era visibile dalla finestra di prua.

Dopo alcuni minuti, che a Shan parvero interminabili, si avvicinò ai suoi tre compagni di viaggio, ancora presso la finestra di prua, e disse con voce rotta dall’emozione:

– Colleghi, è incredibile… più indietro nello spazio… ci sono… 

Non riusciva a pronunciare quella parola.

– Cosa? Cosa? Parla!! – la incalzò Klaus.

– Ci sono i numeri! – riuscì infine a dire Shan.

– Ma non è possibile! – sbottò subito Gopal – gli ontologi ormai concordano sulla tesi che i numeri non esistono!

– Forse non esistono nel nostro universo, Gopal, ma ti ricordo che qui siamo in un altro universo! – intervenne Klaus con voce penetrante.

In breve tempo si recarono tutti verso il centro dell’astronave, e iniziarono osservazioni sistematiche.

– È pazzesco! – disse dopo un po’ Fulvia – tutto ciò sembra confermare l’ipotesi, formulata tanti secoli fa, che i numeri sono insiemi di insiemi.

Gopal era molto scettico, anche se subiva il fascino estremo che quegli strati, ordinati per gruppi equinumerosi in ordine crescente verso l’alto, emanavano: era una sorta di piacere estetico che proveniva, come ad ondate, da quella struttura  vastissima, di proporzioni infinite, perfettamente immobile:

– Ammettiamo anche che sia vero, e si rivolgeva a Fulvia e a Shan contemporaneamente (Klaus, estasiato, stava continuando a guardare fuori…), ma in ogni caso questi non sono I numeri, sono soltanto i numeri naturali…

E ti pare poco?? – intervenne Klaus – Questo primo universo in cui siamo capitati è tutto l’opposto del nostro, qui l’ordine si mostra da sé, o addirittura, si potrebbe dire, questo universo è ordine in sé.

– Mentre nel nostro – convenne Gopal – l’ordine è qualcosa di molto raro, e va cercato con grande fatica, dispendio di energie intellettuali e risorse materiali ingenti…

– Le ossa di Platone – commentò infine Fulvia – se esistono ancora da qualche parte, staranno cozzando l’una contro l’altra per esprimere una grande risata di soddisfazione!


Dopo un mese terrestre di osservazioni minuziose al telescopio elettronico, i quattro si rimisero alle postazioni di decollo, pronti ad affrontare il secondo viaggio.

21 giugno 2022

IL SISTEMA E L'ASSURDO. Capitolo 2

 



2.


La prima volta in cui i quattro si conobbero fu in occasione della riunione preliminare alle sedute del corso di tecnica delle astronavi spaziotemporali. A questa riunione erano presenti un delegato dell’Agenzia Spaziale e la ministra della Ricerca sul Multiverso Horichi, che rappresentava in quella sede la presidenza del Governo Terrestre.

La riunione si tenne in una sala privata del palazzo del Congresso, sede del Potere Legislativo Terrestre, a Gerusalemme. Era il 27 maggio 3793.

Vennero informati che lo scopo primario del viaggio, la cui durata non era prestabilita, era quello di capire se il Multiverso avesse un senso complessivo oppure no.

– È strano – osservò Shan – che il Governo si occupi di una questione simile: è un po’ come se il Governo volesse appurare se Dio esista o no… Non è una questione da lasciare alla fede individuale? Ancora si discute se il nostro universo abbia un senso o no… Come possiamo sperare di capire se ce l’abbia o no il Multiverso?

– Inoltre – obiettò Fulvia – non è affatto chiaro in cosa consista propriamente la domanda sull’esistenza o meno del senso, se riferita al Multiverso. Cosa intendiamo esattamente con “senso”? Intendiamo ordine? Struttura? Forma? Scopo? Valore intrinseco?

La ministra Horichi, che aveva un’aria molto pragmatica, disse:

– Girerei l’ultima domanda al professor Gopal A., mentre riguardo alla perplessità avanzata da lei – proseguì rivolgendosi a Shan – posso dire che il Governo non ritiene affatto che si tratti di una questione privata. Come sapete, infatti, gli areligiosi, e in particolare i negatori del senso, attualmente sono il 25% della popolazione terrestre ma sono in tendenziale crescita, e soprattutto stanno assumendo atteggiamenti lesivi verso l’equilibrio mondiale, in quanto si ritengono superiori agli agnostici, tendono a ridicolizzare i religiosi e vorrebbero influenzare decisamente il Governo, pur essendo in realtà una minoranza: la questione, da quando si è appurata l’esistenza del Multiverso, con tutto lo sconquasso culturale che ha già provocato, va assolutamente affrontata e risolta, possibilmente in tempi brevi. Se l’esito delle vostre esplorazioni dovesse dare rinforzo ai religiosi ciò sarebbe più facilmente causa di maggiore equilibrio nella comunità terrestre, ma anche in caso contrario, seppure in modo più complesso, dovremmo arrivare a una maggiore stabilità, perché la percentuale dei religiosi tenderebbe a scendere sempre più.

Gopal, chiamato in causa, si rivolse verso Fulvia:

– Il senso in cui intendiamo “senso” in questo contesto specifico, credo, è semplicemente capire se il Multiverso sia un’accozzaglia assurda di “regioni” spaziotemporali non solo isolate reciprocamente ma anche completamente slegate come contenuto una rispetto all’altra… in altri termini una totale bizzarria della natura, una “follia”, un’immane caos di mondi completamente eterogenei, oppure se vi siano delle costanti, delle somiglianze, perlomeno delle analogie, fra un universo e un altro… e una volta appurato questo, capire se vi siano in qualche modo delle relazioni fra gli innumerevoli universi.

– Mi permetto ancora di osservare che se gli universi sono innumerevoli, in altri termini infiniti, per sapere veramente se esiste una struttura del Multiverso dovremmo visitarli tutti, quindi ci vorrebbe un tempo infinito. – disse Fulvia.

– In realtà quello che l’esperimento del gennaio 3721 ha dimostrato – disse Gopal – è che gli universi sono innumerevoli: cioè che non siamo in grado, per ora, di contarli né di stabilire quanti sono: non ha dimostrato che sono infiniti. In realtà la questione se il Multiverso sia infinito o finito è ancora aperta.

– Non porrei troppe questioni preliminari, – intervenne Klaus – piuttosto vorrei sapere se siamo in grado di programmare un percorso di esplorazione o no. Possiamo ipotizzare un itinerario di viaggio?

A questo punto intervenne il delegato dell’Agenzia Spaziale:

– No, signori, nessun itinerario di viaggio è programmabile, per una questione strettamente tecnica. L’astronave per i viaggi ultraliminali “salta” da un universo all’altro senza possibilità di prevedere verso quale. L’unica cosa possibile da programmare e decidere è il ritorno verso l’universo conosciuto, verso il nostro universo.

La riunione preliminare venne chiusa poco dopo. Gli accordi presi alla fine riguardavano un primo limite temporale di durata del viaggio – tre anni terrestri – al termine del quale il gruppo dei quattro astronauti avrebbe dovuto scrivere una relazione con i risultati di quanto emerso fino a quel punto.

IL SISTEMA E L'ASSURDO. Capitolo 1

 



1.


Nel gennaio dell’anno 3721 era ormai stata provata, con un esperimento inconfutabile, l’esistenza del Multiverso. Una molteplicità innumerabile di universi, ciascuno isolato spaziotemporalmente, esisteva. Questo era ormai certo.

Esistevano ma restavano quasi completamente sconosciuti perché inaccessibili alla diretta esperienza umana.

La notizia naturalmente aveva scosso profondamente la comunità degli uomini colti e di pensiero, ma restò per molto tempo materia di discussioni e ipotesi prive di fondamento, perché non si era ancora scoperto il modo di oltrpassare i limiti dello spaziotempo conosciuto, conservando la continuità spaziotemporale della propria persona, in altri termini conservando la propria identità materiale e psichica. Alcune sonde spaziali erano state inviate nel Multiverso, prive di equipaggio umano, ed erano rientrate dal viaggio con parecchi danneggiamenti e riportando solo frammenti di dati (immagini, spezzoni di video, qualche pezzo di materiale alieno), ma solo verso il finire dell’ottavo secolo del terzo millennio le tecniche dei viaggi ultraliminali (così venivano chiamati i viaggi che erano in grado di “saltare” da un’universo ad un altro) vennero perfezionate fino al punto da consentire, nel 3793, una prima missione con equipaggio umano alla scoperta degli altri universi e dei  mondi in essi  contenuti.


L’Agenzia Spaziale del Governo Terrestre decise quindi di selezionare quattro astronauti con formazioni culturali diverse, per formare il primo gruppo di esploratori del Multiverso. Dopo lunghe ricerche e molteplici test attitudinali, le persone scelte furono due donne e due uomini.

Shan, di origini cinesi, prima di diventare astronauta si era  laureata in Religioni comparate. Dopo un complesso percorso personale di passaggi a credenze e fedi diverse era approdata a una forma di “agnosticismo aperto”, che rappresentava il 25% delle posizioni in campo religioso in quel momento sulla Terra. Il 50% erano fedeli, credenti in varie forme ibride di religione, mentre il restante 25% erano “areligiosi”, cioè disinteressati alla questione o negatori dell’esistenza di un qualsivoglia senso complessivo della realtà. Oltre che praticare viaggi spaziali, Shan teneva a Nuova Dehli una cattedra di Fondamenti razionali ed emotivi dell’agnosticismo.

Fulvia, di origini italiane, si era formata laureandosi prima in Meta-metafisica, poi in Filosofie comparate, e aveva, prima di fare il corso per astronauti, pubblicato un testo di grande importanza sui fondamenti storico-teorici della filosofia. Insegnava Mutamenti e permanenze concettuali all’Università di Parigi.

Gopal, di origini indiane, aveva quattro lauree: in Matematica, in Logica, in Fisica e in Biologia. Si era specializzato nello studio dei materiali e delle forme di vita extra-terrestri, presenti nell’universo conosciuto. Insegnava Scienza unificata contemporaneamente a New York e a Londra, e aveva scritto libri di divulgazione scientifica di grande successo.

Klaus, di origini austriache, aveva iniziato studiando Arti visive a Vienna. Per un periodo aveva lavorato disegnando e producendo laser-video, in seguito si era dedicato ai viaggi intergalattici e si era immerso nello studio della Psicoantropologia, della Psicostoria, della Psicoeconomia e della Teoria delle intelligenze aliene,  pubblicando numerosi testi di sintesi su queste discipline, e, pur non essendo laureato, aveva ricevuto, per merito, una cattedra di Psicologia umana unificata a Tokio e una di Arti extra-terrestri a Lagos.


17 marzo 2022

Penrose - aperiodicità - quasicristalli





 Sto leggendo La mente nuova dell'imperatore di Roger Penrose.

Stimola la mia immaginazione la questione delle sue tassellature aperiodiche e dei quasicristalli

1) perché le ho trovate citate come modelli di riferimento per la comprensione delle strutture organiche rispetto a quelle inorganiche (per capire a fondo la differenza tra ciò che è vivente e ciò che non lo è) nel libro di Borghini e Casetta Filosofia della biologia.

2) perché mi suggerisce un possibile nuovo gioco (un "puzzle creativo")

3) perché mi suggerisce una revisione delle mie riflessioni sul "paradosso della biblioteca di Babele"

Tutto ciò è ancora per me da sviluppare ed elaborare, ma intanto prendo appunti qui sulle cose da studiare:














29 gennaio 2022

Appunti per una futura metafisica che non pretenderà di essere una scienza

 


Partiamo da un'ipotesi: che sia la vita, e solo questa, a produrre strutture reali: le specie viventi. Mentre il resto no.

Prima obiezione: che il confine tra vita e non-vita è sfumato: i virus sono vita?

Seconda obiezione: che anche il resto (che poi è la maggior parte del mondo) esibisca strutture: tavola periodica degli elementi, le leggi naturali...

Risposta a entrambe le obiezioni: modifico l'ipotesi iniziale e mi sposto su altra ipotesi più elastica: che ci sia un dualismo tra due tendenze fondamentali. La tendenza verso l'ordine e le strutture e la tendenza verso il disordine e la "de-strutturazione" (o il caos). Due forze, due princìpi. Là dove prevale la forza ordinatrice si va verso la vita, là dove prevale la forza disordinatrice si va verso la non-vita. Quindi la forza prevalente sarebbe quella caotizzante, con zone di eccezione dove la forza ordinatrice compete con l'altra, pur restando inferiore, come sul pianeta Terra. Questo però significherebbe anche che ovunque, dispersa in ogni punto del mondo, vi è anche la forza ordinatrice, pur agendo debolmente. Ciò spiegherebbe la possibilità di formulare leggi fisiche, studiare le strutture della materia inanimata.

La morte degli esseri viventi sarebbe il segno della prevalenza di fondo, anche nelle zone di maggiore competizione, della forza destrutturante.

Questa seconda ipotesi (dualismo: tendenza vivente vs tendenza non-vivente) sarebbe connessa a una tesi: Schopenhauer ha compiuto un errore basilare. Schopenhauer ha ritenuto cuore metafisico del mondo la vita, ma ha inteso la vita come impulso cieco, irrazionale, e ha interpretato le strutture, l'ordine, le leggi scientifiche, come illusioni che scaturiscono dall'ottica umana della "rappresentazione", in ultima analisi dalla tendenza umana a conoscere il mondo. Invece la mia ipotesi metafisica non gioca sulla contrapposizione fra apparenza e realtà, fra punto di vista soggettivo-mentale (che produrrebbe illusorie strutture) e oggettivo nucleo in sé (accessibile osservando cosa accade nel corpo vivente dall'interno...).

Terza obiezione (o prima rispetto alla seconda ipotesi, che però è una modificazione della prima...): che se vi sono queste due "forze", "tendenze", "princìpi", debba esserci anche una qualcosa che fa da "sostrato", da "campo" nel quale queste due forze agiscono.

Risposta alla terza obiezione: sì, potrebbe esserci, ma non andrebbe inteso come materia, in quanto la materia (o ciò che equivale a questo termine nelle versioni scientifiche più avanzate, comprendenti l'energia...) è già il prodotto, variegato, dell'azione delle due forze in proporzioni variabili. No, casomai il candidato più idoneo a fare da "sostrato" o "campo" in cui agiscono le due forze metafisiche che sto ipotizzando sarebbe lo spazio (o lo spaziotempo...). Quindi ontologicamente esisterebbero solo tre cose: lo spazio (sul tempo ho dubbi) e le due forze. Ma lo spazio non sarebbe il vuoto, una sorta di infinito contenitore vuoto, sarebbe qualcosa che ha una sua consistenza ontologica, sulla quale agiscono le due forze, producendo la varietà delle cose.

9 settembre 2021

I NUMERI PRIMI. UN'INDAGINE VISUALE

 



Premessa e ringraziamenti


Laureato in filosofia, insegnante al liceo di filosofia e storia, con alle spalle una maturità artistica e una passione per il disegno che risale all’infanzia, mi portavo dentro un desiderio, nato dall’incontro con varie persone, personaggi e testi – tra le quali voglio citare: mia zia Ida Sacchetti, la mia insegnante di matematica al liceo artistico Maura Lovisolo, il prof. Giulio Giorello all’Università Statale di Milano (di cui ricordo un corso su “Il pensiero matematico e l’infinito”), le opere di Escher, alcuni libri di Piergiorgio Odifreddi – di ri-studiare e farmi un’idea più approfondita della matematica.

Ringrazio Achille Varzi e Tullio Ceccherini-Silberstein che mi hanno dato, leggendo la prima versione di questo testo, suggerimenti preziosi su alcune direzioni nelle quali sviluppare il lavoro.



Inizio di recente la lettura del volume Che cos’è la matematica? (di Richard Courant e Herbert Robbins, nell’edizione Boringhieri riveduta da Ian Stewart) e la prima cosa che mi colpisce è la teoria dei numeri e in particolare la questione dei numeri primi, importanti per il fatto che «ogni numero intero può essere espresso come un prodotto di primi». Un numero primo è un numero intero positivo che è divisibile solo per se stesso e per l’unità. Si potrebbero quindi considerare i numeri primi come delle gemme preziose nel mare sconfinato dei numeri interi, o anche, come dei numeri fondamentali, che sono alla base di tutta la complessità della serie degli interi (complessità che a tutta prima non appare).

Alla domanda se i primi siano infiniti esiste già una risposta: sì, lo sono (lo ha dimostrato già Euclide). Un’altra conoscenza già acquisita (anche qui c’è una dimostrazione classica dovuta a Euclide) è questa (cito sempre dal libro di cui sopra):

"la scomposizione in fattori primi di un numero N è unica: ogni numero intero N maggiore di 1 può essere scomposto in modo unico in un prodotto di primi." [alla proposizione precedente, in corsivo, che si considera “il teorema fondamentale dell’aritmetica” va aggiunto, per completezza, “a meno dell’ordine”, cioè il modo è “unico” prescindendo dall’ordine nel quale si presentino i primi.]


La questione che ha acceso la mia immaginazione e la mia curiosità è quella della distribuzione dei numeri primi.


1, 2, 3, 5, 7, 11, 13, 17, 19, 23, 29, 31, 37, 41, 43, 47, 53, 59, 61, 67, 71, 79, 83, 89, 97, 101, 103, 107, 109, 113, 127, 131…


C’è una legge da cui dipenda la distribuzione dei primi?


Con il cosiddetto “crivello di Eratostene” si possono costruire tavole di tutti i numeri primi minori di un dato numero N (si scrivono tutti gli interi minori di N e poi si eliminano tutti i multipli di 2, poi tutti i multipli di 3 e così via fino a eliminare tutti i numeri “composti”, cioè non primi). Esistono tavole complete di numeri primi fino a 10.000.000, «che ci forniscono una quantità enorme di dati empirici intorno alla distribuzione e alle proprietà dei numeri primi. Sulla base di queste tavole si possono formulare molte ipotesi (come se la teoria dei numeri fosse una scienza sperimentale) del tutto plausibili, ma spesso estremamente difficili da dimostrare.» Si sono fatte congetture su semplici formule aritmetiche che diano solo numeri primi e si è arrivati alla formulazione di un teorema sulla distribuzione media dei primi tra i numeri interi.

Gauss ha formulato l’ipotesi che la “densità” dei primi minori di un certo numero n sia approssimativamente uguale a 1/log n, e questa approssimazione migliora col crescere di n. Se ho ben capito, più grande è il numero degli interi considerati, via via più piccolo sarà il numero dei primi contenuti in esso. Questo è chiamato “teorema dei numeri primi”, e la dimostrazione è arrivata dopo Gauss, con altri matematici che non sto qui a citare.


La distribuzione dei singoli primi tra gli interi è estremamente irregolare. Ma questa irregolarità individuale o, come anche si dice, “in piccolo”, sparisce se si concentra l’attenzione sulla distribuzione media dei primi.


Mi pare, ma anche qui mi rendo conto che potrei non sapere molte cose, che lo studio sulla densità dei primi (via via considerando numeri sempre maggiori) abbia in qualche modo fatto superare l’indagine su questa irregolarità fine nella distribuzione, e questo ha stimolato la mia attenzione. Sento un contrasto tra il fatto che i numeri primi siano i numeri fondamentali e il fatto che la loro distribuzione fine sia del tutto irregolare. Mi sembra ci sia un’analogia tra il fatto che esistono leggi fisiche deterministiche per il mondo medio e macro, mentre nelle particelle elementari sembri regnare più il caos o, comunque, l’indeterminazione… Struttura nel grande e assenza di struttura nel piccolo? Come è possibile?

Un indizio che ha stimolato ulteriormente la mia curiosità sono state queste due frasi:


«Si è osservato che i numeri primi si presentano frequentemente in coppie della forma p e p + 2, come 3 e 5, 11 e 13, 29 e 31 ecc. Si ritiene corretta l’ipotesi che esistano infinite coppie fatte così, ma finora non si è compiuto il minimo passo verso una dimostrazione.»


A questo punto ho pensato di tentare un’indagine visuale sulla “distribuzione fine” dei primi, procedendo in questo modo.


Consideriamo la tavola di tutti i numeri primi minori di 10.000


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3 aprile 2021

Nucleo per un romanzo spagnolo

 


Ero in Spagna, visitando l'Alhambra, e ho avuto una breve "illuminazione" su un intreccio di temi, che mi sarebbe piaciuto "trattare" in forma di romanzo. Trascrivo qui la mappa dell'intreccio tematico. Al lettore l'arduo compito di costruire una trama sulla base di questa mappa (se qualcuno ci riesce e ne trae un romanzo di successo, che si ricordi di citarmi in esergo!).



20 marzo 2021

Il magma e la mappa: la mia filosofia in forma di ipertesto

 


Con qualche esitazione, annuncio qui l'embrionale concretizzazione di un progetto di scrittura. 

In breve, si tratta di un sogno – scrivere un libro sulla mia filosofia – che invece di essere tenuto nel cassetto delle cose che si faranno quando si avrà tempo ha cominciato a premere per essere realizzato, subito. E ho voluto dare ascolto a questa pressione, con l'idea di mettere in rete il testo mentre lo vado elaborando, con un nucleo iniziale che si andrà via via ingrandendo e complicando con rimandi esterni e interni (in questo senso un ipertesto).

Mi rendo conto che tutto ciò per il lettore è un vero disastro, e cerco di mettere subito le cose in chiaro nell'Avvertenza iniziale. Se il testo cambia mentre lo sto leggendo, come faccio a riprendere la lettura dallo stesso punto in cui mi ero interrotto? Lo stesso punto potrebbe non esistere più domani... E poi: dovrei, io lettore, ogni volta rileggere tutto quanto per vedere cosa è cambiato e cosa no? Stiamo freschi! Non abbiamo molto tempo da perdere!

Posso solo consigliare, per ora, una prima lettura (si tratta al momento di circa 7 pagine di un libro medio, senza contare le parole dei testi a cui rimandano i link interni... ma per ora sono pochi) e poi una curiosata ogni tanto scorrendo la situazione, per vedere se c'è qualcosa di nuovo che può interessare (io comunque via via informerò delle aggiunte più significative in una pagina dedicata su questo blog (vedi nell'elenco fisso delle pagine del blog, in alto a sinistra – ammesso che riesca a portare avanti la scrittura). 

Come si sarà capito da quanto detto fin qui, quanto ho scritto e andrò scrivendo risponde innanzitutto a un mio bisogno. Se poi piacerà anche a qualcuno dei temerari lettori benissimo, ne sarò felice. Il fatto di pubblicare subito in rete nasce innanzitutto dall'idea della forma ipertestuale – del resto il Web stesso è un gigantesco ipertesto, come si sa – : volendo scrivere in questa forma non potevo che iniziare già costruendo un sito. È vero che avrei potuto anche crearlo in rete senza renderlo subito visibile (in effetti non l'ho reso subito visibile...) ma il progetto prevede l'apertura a potenziali lettori: è un'offerta filosofica, che nel mostrarsi come cantiere intende anche recepire eventuali commenti, suggerimenti, e soprattutto critiche. Basta scrivermi una mail (napoleoni1964@gmail.com): io poi, nel caso, penserò a riservare uno spazio, sempre nello stesso sito, agli interventi dei lettori, con relative risposte eccetera.

Come diceva il capo-cameriere del ristorante Clelia di Deiva Marina dopo aver servito le prime portate: "Allacciate le cinture!"

Il magma e la mappa

10 gennaio 2021

Il dilagare delle teorie del complotto

 


In un articolo (La valenza geopolitica del complotto) sul numero di Limes CHI COMANDA IL MONDO (n. 2 del 2017), Germano Dottori (docente di Studi strategici presso la Luiss-Guido Carli di Roma, e consigliere redazionale di Limes) scrive:

"5. La teoria del complotto ha dei meriti che i suoi detrattori tendono a negare per difetto di realismo. Il più grande è quello di fornire un’interpretazione degli eventi alternativa alla narrazione dominante, che spesso trascura l’apporto dei singoli e delle loro scelte alle grandi svolte storiche, oppure la piega ad altre esigenze, come la creazione e il mantenimento del consenso. Con riferimento agli episodi di cui si è dato conto, e al modo in cui una letteratura cospiratoria li ha interpretati, i totem infranti sono numerosi, a partire dal dubbio insinuato sulla vera natura della politica statunitense nei confronti dell’Europa in questo tormentato dopo-guerra fredda, non sempre benigna.

Proprio l’attitudine a esplorare i cambi di paradigma rende interessante questa particolare declinazione borderline del pensiero politologico. In un’epoca come la nostra, nella quale la solidità e la valenza delle alleanze sono continuamente soggette a revisione, pensare l’impensabile diventa infatti un elemento potenzialmente cruciale dell’analisi politica. Strutture formali e rapporti di fatto delle relazioni internazionali divergono sempre più frequentemente, come provano anche i contenuti dei cablogrammi carpiti e resi di pubblico dominio da WikiLeaks. Sta inoltre aumentando il ricorso a strumenti di azione e influenza opachi e sempre «negabili» per poter perseguire gli interessi nazionali in una condizione di assoluta impunità.

Anche nell’analisi geopolitica risulta davvero impossibile prescindere dallo studio delle cospirazioni possibili e probabili. Se la ricognizione dello stato delle cose si limitasse alla rassegna delle relazioni stabilitesi tra gli Stati tramite gli strumenti del diritto internazionale, ben poco capiremmo di quanto accade. Va quindi respinto l’uso aggressivo che talvolta viene fatto del concetto di complotto per delegittimare una lettura degli eventi che non collima con gli interessi politici che si desidera tutelare. È una pratica intellettualmente disonesta e paradossalmente rivelatrice della debolezza del messaggio che si intenderebbe invece proteggere.

È altrettanto evidente che non si può ricorrere al complotto per sfuggire alle proprie responsabilità. Affermare che si è stati allontanati dal potere da una vasta coalizione di interessi interni ed esterni al nostro paese, come pure si è fatto forse non senza fondamento, non può esimere chi ne è rimasto vittima da una seria autocritica del proprio operato e delle scelte che hanno provocato l’aggregarsi di cartelli ostili tanto potenti. Non offre quindi alcun alibi.

6. Le teorie cospiratorie vanno utilizzate sempre con parsimonia e valutate con intelligenza e senza preconcetti, tenendo presenti tutte le variabili in gioco e la credibilità delle ipotesi che vengono fatte relativamente ai comportamenti degli attori che sono studiati. Chiamare sistematicamente in causa le iniziative trasversali ordite da organizzazioni più o meno strutturate, dalla massoneria al cosiddetto Club Bilderberg, tutte le volte che non si riesce ad afferrare cosa succeda è certamente una scorciatoia suggestiva, ma anche una tentazione da respingere.

Non perché si tratti di fenomeni ininfluenti, tutt’altro, ma perché è difficile sfuggire alla sensazione che anche le élite più spregiudicate abbiano bisogno della forza di uno Stato per realizzare i propri progetti: possibilmente di quello di volta in volta più potente, che ne può meglio assecondare le ambizioni.

La politica non si fa mai eterodirigere del tutto, anche se poteri formali e raggruppamenti di interessi possono stabilire delle importanti sinergie, soprattutto in un’epoca come quella attuale nella quale la ricchezza è straordinariamente concentrata, cosicché diventa difficile distinguere l’agenda di personalità come George Soros da quelle dei suoi alleati investiti di responsabilità istituzionali.

Per orientarsi occorre una bussola concettuale. La logica realista dell’interesse e della forza di chi lo persegue dovrebbe essere decisiva, così come l’attenta ponderazione degli indizi disponibili. Se si ha accesso alla capacità di acquisire informazioni attraverso canali riservati o impiegando strumenti come le agenzie di intelligence, il complotto può fornire orientamenti per l’indagine.

Gli obiettivi dichiarati e quelli effettivi dell’azione politica restano solo parzialmente allineati persino nella più trasparente delle democrazie, perché qualsiasi ambizione individuale e collettiva deve essere resa socialmente accettabile e capace di calamitare consensi. Imporre limiti all’analisi e alla ricognizione dei fatti accresce il rischio del fraintendimento della realtà.

Ma va evitato anche il pericolo opposto di rincorrere continuamente incubi e fantasmi, che alimentano le paranoie di un potere fragile e isolato. In ultima analisi, si deve accettare la prova dei fatti, che possono smentire o validare la tesi cospiratoria, permettendo di attribuire altri significati agli eventi."


Viene quindi presentata una posizione molto equilibrata sulle teorie del complotto, che non ne esclude la valenza potenzialmente critica e di stimolo alla ricerca. Quasi un equivalente geopolitico di quello che può essere lo scetticismo per la filosofia (secondo una tesi di Hegel che Franca D'Agostini ha sviluppato nei suoi libri).

Il fenomeno che dà il titolo a questo post, che riprendo dalle parole di Lucio Caracciolo in un intervento recentissimo nel contesto del video di Limes L'America dopo l'assalto al Congresso (al minuto 24 del video) è però qualcosa di molto diverso da un'ipotesi di complotto che si possa mettere alla prova dei fatti. Caracciolo parla della questione del “dilagare delle teorie del complotto; ormai si può dire qualsiasi cosa senza necessità di dimostrarlo, creare quindi una sorta di religione o di superstizione (…) e su questo mobilitare le masse e magari anche armarle (…)”. Allude per esempio alla “setta” QAnon, alla quale appartiene quello strano personaggio che abbiamo visto nelle foto dell’assalto comparse ad esempio su Repubblica.


Riporto qui sotto l'articolo che spiega:


Sulle teorie di Q non so quasi nulla, ma segnalo un articolo di Luca Mainoldi sul numero TEMPESTA SULL'AMERICA di Limes (11/2020): Il mistero QAnon: America profonda contro Stato profondo

Qui però non voglio affrontare un'analisi di questo specifico fenomeno, ma lanciare un allarme sulle conseguenze più ampie che il diffondersi indiscriminato (cioè non accompagnato da un adeguato spirito critico) di fenomeni simili ha nella nostra contemporaneità.

Questo diffondersi provoca (ma anche: è provocato da) due fenomeni fra loro collegati:  la crisi della verità come valore (più precisamente: crisi del rispetto per la verità come concetto-guida delle discussioni intorno a qualsiasi problema) e la crisi del modello della razionalità scientifica, osservabile nel diffondersi di negazionismi vari, correnti di rifiuto dei vaccini e rifiuto della scienza medica in generale.

Cosa può fare la filosofia? Cosa il mondo della formazione scolastica e il mondo della cultura? 





19 dicembre 2020

Le COMPETENZE CHIAVE per l'APPRENDIMENTO PERMANENTE

 



Al fine di diffondere e promuovere la riflessione dei docenti, di tutti gli operatori e decisori nei settori dell’istruzione e della formazione, e degli studenti stessi sull’importante Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea relativa alle competenze chiave per l'apprendimento permanente (22 maggio 2018) ho pensato di riassumere l’essenziale in un testo più agile e fruibile, nella convinzione che la messa a fuoco e il consolidamento della consapevolezza sugli obiettivi fondamentali sia già di per sé un modo per migliorare il processo di insegnamento-apprendimento. Nella tabella ho riassunto il contenuto dell’Allegato (Competenze chiave per l’apprendimento permanente. Quadro di riferimento europeo), e ho inserito fra parentesi quadre qualche minimo suggerimento aggiuntivo, frutto di mia rielaborazione.

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2 dicembre 2020

IL NEOBAROCCO nella musica contemporanea (non solo "colta")

 


Vorrei lanciare una riflessione su un filo rosso che attraversa la musica contemporanea, e che in modo un po’ semplicistico definirei “Neobarocco”.

(sul concetto di BAROCCO ci sarebbe molto da approfondire... forme barocche si possono ritrovare nelle cose più strane, per esempio nella densità del miele...)

Esiste da molto tempo, in realtà. Il primo esempio (“primo” nel senso che se risalgo nella mia memoria il ricordo più vecchio che ho di questo tipo di esperienza musicale, cioè l’esperienza di ritrovare l’energia della musica barocca in pezzi contemporanei che ne richiamano aspetti ritmici, timbrici, formali, armonici) è forse Michael Nyman. Penso alla musica per il film I misteri del giardino di Compton House (del grande regista Peter Greenaway). 

Altri esempi? 

Karl Jenkins (penso in particolare a Palladio), ma soprattutto Max Richter, di cui voglio citare i meravigliosi brani per la serie tv (tratta dal romanzo della Ferrante) L'amica geniale (qui tutti i brani), e soprattutto il suo tributo a Vivaldi, con la ricomposizione delle Quattro Stagioni.

Recentemente scopro un altra gemma di questa vena mineraria nella musica contemporanea, e come la scopro? La pubblicità del formaggio Bavaria Blu di Bergader, che mi colpisce per la musica elettrizzante. Sono andato subito a cercare in rete di chi fosse quella musica, ma ancora non era stato messo lo spot su YouTube, quindi mi son dovuto tenere la curiosità. Da qualche giorno invece ho potuto scoprire che si tratta di Adrián Berenguer, un compositore spagnolo che mi sembra, da qualche assaggio veloce che ho fatto, notevolissimo.

Sarebbe interessante andare a rintracciare le origini contemporanee di tutto ciò. Mi viene in mente Philip Glass, nelle opere in cui "complica" il minimalismo, ma forse in realtà bisognerebbe risalire al Pulcinella di Stravinsky...

Quali altri nomi vi vengono in mente, che possano rientrare nel "Neobarocco"??

Chi se la sente di fare uno studio su questo fenomeno? Esiste già qualcuno che se ne è occupato?


29 novembre 2020

... e io vi dichiaro marito e marito!

 


La frase del titolo non è la frase di rito, nella celebrazione delle unioni civili fra persone dello stesso sesso (in Italia non abbiamo i "matrimoni", abbiamo appunto le "unioni civili"), ma sta entrando sempre più nell'uso il termine "marito" per indicare il partner di un uomo, se la coppia gay si è unita civilmente (non so se valga lo stesso, simmetricamente, per l'uso del termine "moglie" in riferimento alle coppie di donne). Ed era del resto piuttosto probabile e prevedibile che ciò accadesse. Non abbiamo infatti, nella lingua italiana, un termine alternativo ma adeguato e calzante. "Partner", "coniuge"...? Troppo formali. "Compagno"? Può andar bene se i due non si sono uniti civilmente, ma non funziona se si vuole marcare la differenza. Bisognerebbe inventare un termine nuovo, ma come sappiamo nell'evoluzione linguistica spesso avviene il riutilizzo di termini già esistenti con significato modificato. Del resto è avvenuta la stessa cosa con il termine "gay". Quindi non stupiamoci se sentiamo un uomo dire: "Mio marito ha avuto un aumento di stipendio", o se sentiamo qualcuno dire, rivolgendosi a un uomo, "Come sta tuo marito?".

5 novembre 2020

Ritorno alla DAD e meraviglie della Google Suite

 


Tutto sta accadendo molto rapidamente...

Il ritorno della superiori alla didattica a distanza, voluto da Fontana per la Lombardia (prima che ci si arrivasse con il DPCM di oggi, 4 novembre) non ci ha colto impreparati: ci eravamo già attrezzati con l'acquisto della piattaforma G Suite per tutti i docenti e gli studenti, e con un corso di formazione sull'utilizzo delle principali applicazioni di Google utili alla didattica a distanza: Classroom, Meet, Calendar, Moduli...

Il corso è tenuto da due colleghi già esperti; sto imparando tante cose nuove e gradualmente vorrei introdurle nella mia didattica. Oggi per esempio abbiamo imparato a usare Moduli per costruire test di vario tipo... mi attrae l'idea di provare a costruire test a scelta multipla con i quali l'applicazione corregge e valuta istantaneamente le risposte... Ma soprattuto vorrei sfruttare tutte le potenzialità di Classroom. Credo che questa piattaforma resterà utilissima anche quando si potrà tornare a una didattica in presenza.

Ma torneremo veramente alla scuola di prima? La domanda non me la pongo in relazione alla fine della pandemia, che prima o poi finirà, se non altro perché avremo imparato a convivere con il virus... me la pongo soprattutto perché le cose che stiamo imparando a fare adesso lasceranno una traccia profonda, è indubitabile... 

Chi vivrà vedrà, ma su questo tema tornerò sicuramente.