...



"La filosofia (...) diminuendo il nostro senso di sicurezza nei riguardi delle cose come sono, aumenta grandemente la nostra conoscenza di come possono essere."
B. Russell, I problemi della filosofia, 1912


"Con il concetto di libertà disponiamo di un concetto guida per l'interpretazione della vita. Il mistero stesso del divenire non ci è accessibile: resta perciò una supposizione – per me personalmente una solida ipotesi –, che già il principio che fonda il passaggio dalla sostanza inanimata a quella vivente sia una tendenza caratterizzabile in questo senso nelle profondità dell'essere stesso. Ma il ricorso a tale concetto si mostra però immediatamente adeguato per la descrizione della struttura vivente più elementare. (...) La nostra prima osservazione concerne la natura per così dire in tutto e per tutto dialettica della libertà organica, ossia il fatto che essa sia in una condizione di equilibrio con la corrispondente necessità che le è indissolubilmente connessa come fosse la sua ombra e che quindi ritorna, come ombra accresciuta, a ogni livello nell'ascesa a gradi superiori d'indipendenza. Questo duplice aspetto si trova già nel modo d'essere originario della libertà organica, nel metabolismo in quanto tale, che designa da un lato una facoltà della forma organica, ovvero quella di «ricambiare» la sua materia, ma al contempo anche la sua ineludibile necessità di fare proprio ciò. Il suo «può» è un «deve», in quanto il suo compimento coincide con il suo essere. (...) Così la sovranità della forma rispetto alla sua materia è allo stesso tempo il suo essere sottomessa al bisogno che ha di essa. Questo esser-bisognoso, che è totalmente estraneo all'essere autosufficiente della mera materia, è una caratteristica della vita non meno unica del suo potere, di cui rappresenta solamente il rovescio della medaglia: la sua stessa libertà è anche la sua peculiare necessità. Questa è l'antinomia della libertà alle radici della vita e nella sua forma più elementare, quella del metabolismo."
Hans Jonas, Organismo e libertà. Verso una biologia filosofica, 1999 (ed.orig. 1973)

Importanza dell'interpretazione: la sonata K 27 di Scarlatti


Ho raccolto undici versioni della stessa sonata.
Domanda difficile: la vera sonata, quella che aveva in mente Scarlatti quando l'ha scritta, esiste? Potremo mai ascoltarla?
Le ho ordinate per durata, dalla più breve alla più lunga.
La prima, la più corta, è talmente veloce che finisce per essere confusa e non intellegibile (anche perché il pianista vuole strafare con la velocità e ci infila qualche sbavatura): decisamente non ci siamo! (Anzi, se non conoscete già la sonata in questione vi consiglio di ascoltare prima la versione successiva, quella di Michelangeli, per non rovinarvi l'impressione originaria, che è sempre importante...)
 Jack Gibbons minuti: 2.00
La seconda è una versione celeberrima, di Benedetti Michelangeli (minuti: 2.47):
Per me è la versione "originaria", la prima che ho ascoltato e che mi ha dato l'imprinting. Per molto tempo, per me, esisteva solo quella versione, nel senso che non ne conoscevo altre. E' sempre molto veloce, come vedete è al secondo posto in ordine di durata, ma qui siamo su un livello eccelso per uniformità di timbro e chiarezza.
Segue una versione che per velocità è simile a quella di Michelangeli ma sicuramente inferiore come resa dell'oggetto (l'interprete deve metterci in contatto il più possibile con l'opera in sé...):
http://www.youtube.com/watch?v=cgnGt6KF2Tc Abel Sanchez-Aguilera: 2.53
La versione successiva ( Annarita Santagada: 3.03) ha qualcosa di buono, ma giudicate voi stessi: http://www.youtube.com/watch?v=IBDhSszbqig
C'è poi una versione live del grande clavicembalista Scott Ross (3.25): a parte la differenza data dal clavicembalo rispetto al pianoforte, il tempo è qui più lento e quindi tutto è più "meditato", pur mantenendo una buona scorrevolezza. Questa interpretazione marca una differenza sostanziale rispetto a quella di Michelangeli... sembrano quasi due sonate diverse, sono come due "cose" diverse.

Segue una versione estremamente interessante, di un giovanissimo pianista, Edoardo Ciccimarra: 3.33. Cosa strana: complessivamente dura qualche secondo di più della versione live di Scott Ross, ma ascoltandola sembra un'esecuzione più veloce. Com'è possibile? Il trucco sta nel fatto che Ciccimarra usa velocità diverse all'interno della stessa esecuzione, usando la velocità (i rallentandi immprovvisi o le impennate) come strumento espressivo. E' una versione molto densa emotivamente e l'espressività non mi pare tradisca la chiarezza, anzi sottolinea meglio la struttura del pezzo. Notevolissimo!!! 
http://www.youtube.com/watch?v=VA0-XpjoUus [purtroppo il video è stato rimosso e non è più rintracciabile... Perché?? (chiedo a Edoardo)]
Segue una versione per pianoforte piuttosto lenta, meditata, ma con un bel tocco vellutato... le note si sgranano fluidamente e con grande limpidezza: Mark Swartzentruber ( 3.47)
Segue una versione per clavicembalo ricca di abbellimenti, con velocità moderata ma molta grinta:
Pieter-Jan Belder (3.55)
Ho messo anche una versione molto lenta per clavicordo... un po' piatta, però, e non credo dipenda solo dal timbro dello strumento (che non amo) ma da una pretesa di "oggettività" che finisce però per smorzare tutto...
Ryan Layne Whitney: 4.05
C'è poi un'altra esecuzione di Scott Ross un po' più lunga (4.24) di quella live (da confrontare con quella per chi fosse appassionato di questo interprete)
Infine una versione lentissima, esageratamente lenta, dove secondo me con l'intento di dare una versione analitica e intensa si finisce per "sfasciare" l'efficacia emozionale del pezzo (un po' lo stesso difetto, ma per motivi opposti, della prima versione velocissima...): è la versione di Gilels : 4.55 minuti
Chi preferire fra tutti? Confesso che l'interpretazione di Ciccimarra mi ha conquistato... ma sono ben consapevole che non è un'interpretazione che tende all'oggettività (le variazioni di velocità non sono scritte nella partitura...), del resto forse il bello è proprio qui, forse la verità dell'interpretazione sta proprio nel modo di "tradire" il testo per arrivare a ciò che sta "dietro": la struttura, le emozioni, le immagini. Si ripropongono allora le questioni che ho sollevato all'inizio...
P.S. la sonata si trova anche nella colonna sonora (ritorna più volte nel corso del film) di Racconto di Natale del regista Arnaud Desplechin (Un conte de Noël. durata 150 min. – Francia 2008), dove compare in due diverse interpretazioni: una di Marcela Roggeri e una di Scott Ross.

6 commenti:

edojo ha detto...

Salve sono edoardo ciccimarra ,il pianista del video in questione...La ringrazio per i bellissimi complimenti,nonostante sia alquanto imbarazzato, per essere stato confrontato(e addirittura preferito!!) a mostri sacri del calibro di Michelangeli,Gilels,Jibbons e Ross...La ringrazio ancora e spero continuino i suoi interessantissimi confronti interpretativi!!

Giulio Napoleoni ha detto...

Salve! Sono contento che sia "arrivato" al mio blog (volevo avvisarla del post tramite Youtube ma mi sono lasciato scoraggiare dalla procedura di iscrizione ecc)e la ringrazio a mia volta per il commento. Le mie competenze musicali sono un diploma in clarinetto conquistato in gioventù e tanta passione per l'ascolto, soprattutto di musica barocca. Le consiglio, se non lo conosce già, un testo fondamentale: "Filosofia della musica" di Giovanni Piana (lo può trovare on line nel sito degli scritti di Piana, il cui link è qui nel mio blog). Le auguro di poter incidere e pubblicare le sue interpretazioni future!

edojo ha detto...

Grazie ancora, seguiro' sicuramenete il suo consiglio...Ho 21 anni,sono diplomato in pianoforte,continuo a perfezionarmi con il mio maestro e mi sto specializzando in didattica(2 livello).Per adesso sono impelagato nella preparazione degli esami del biennio di didattica,ma appena sarò libero,continuerò a pubblicare i miei video su youtube....Spero possa passare ogni tanto dal mio canale!!Grazie per gli auguri!!E le rifaccio i complimenti per il suo bel blog!..A presto.

Anonimo ha detto...

leggere l'intero blog, pretty good

paolo bottarelli ha detto...

Io penso che l'interpretazione di Mordecai shehori sia la più alta comprensione geniale mai stata realizzata per la k.27.
Paolo Bottarelli
grazie.

Anonimo ha detto...

I just like the valuable info you provide on your articles.

I'll bookmark your blog and take a look at again right here regularly.
I am somewhat certain I'll be told many new stuff right right here!
Good luck for the following!