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"La filosofia (...) diminuendo il nostro senso di sicurezza nei riguardi delle cose come sono, aumenta grandemente la nostra conoscenza di come possono essere."
B. Russell, I problemi della filosofia, 1912


"Con il concetto di libertà disponiamo di un concetto guida per l'interpretazione della vita. Il mistero stesso del divenire non ci è accessibile: resta perciò una supposizione – per me personalmente una solida ipotesi –, che già il principio che fonda il passaggio dalla sostanza inanimata a quella vivente sia una tendenza caratterizzabile in questo senso nelle profondità dell'essere stesso. Ma il ricorso a tale concetto si mostra però immediatamente adeguato per la descrizione della struttura vivente più elementare. (...) La nostra prima osservazione concerne la natura per così dire in tutto e per tutto dialettica della libertà organica, ossia il fatto che essa sia in una condizione di equilibrio con la corrispondente necessità che le è indissolubilmente connessa come fosse la sua ombra e che quindi ritorna, come ombra accresciuta, a ogni livello nell'ascesa a gradi superiori d'indipendenza. Questo duplice aspetto si trova già nel modo d'essere originario della libertà organica, nel metabolismo in quanto tale, che designa da un lato una facoltà della forma organica, ovvero quella di «ricambiare» la sua materia, ma al contempo anche la sua ineludibile necessità di fare proprio ciò. Il suo «può» è un «deve», in quanto il suo compimento coincide con il suo essere. (...) Così la sovranità della forma rispetto alla sua materia è allo stesso tempo il suo essere sottomessa al bisogno che ha di essa. Questo esser-bisognoso, che è totalmente estraneo all'essere autosufficiente della mera materia, è una caratteristica della vita non meno unica del suo potere, di cui rappresenta solamente il rovescio della medaglia: la sua stessa libertà è anche la sua peculiare necessità. Questa è l'antinomia della libertà alle radici della vita e nella sua forma più elementare, quella del metabolismo."
Hans Jonas, Organismo e libertà. Verso una biologia filosofica, 1994

La specie dominante






Relazione introduttiva alla raccolta di studi effettuata nel ciclo Antargutico 22 dal viaggiatore B-44/3121KLFERCV in data 56 Depoto 992435.

Ho soggiornato molto tempo sul pianeta Bianco-Celeste del sistema ZFC–galassia789086559, insieme a un gruppo di studiosi dei sistemi di vita di tipo K. Siamo rimasti laggiù a lungo per la singolare varietà delle specie: evidentemente in questo ambiente la propulsione infra-genetica dei legami HHGCTP è particolarmente violenta e tende contemporaneamente all’espansione e a superare ogni errore di copiatura con la ramificazione specifica. La situazione attuale è molto complessa, ma tenendo conto che il numero delle specie viventi si aggira intorno a 35.000.000, e sono tutte composte di materia del tipo L53 con prevalenza di carbonio, è una situazione anche relativamente semplificabile e descrivibile in breve.
    Possiamo dire che vi è una specie dominante per estensione sul territorio, originarietà dei mutamenti provocati all’ambiente, sottomissione e controllo di alcune specie affini ma meno sviluppate dal punto di vista neurale. Si tratta di una specie cordata, dotata di 4 arti di cui due con articolazione ulteriore prenso-elaborante, una massa neurale con circa 100.000.000.000 di unità fittamente interconnesse, con propensione espansivo-aggressiva mediata da elementi contemplativo-espressivi. Questa specie è dominante per i motivi che ho detto, ma numericamente assai inferiore rispetto al numero di individui delle specie di tipo artrop-insec (i veri “colonizzatori” del pianeta), e coabita un ambiente completamente invaso da forme estremamente più piccole, appartenenti al regno da loro denominato “bacteria” (equivalenti grosso modo ai nostri vegamostati ma con capacità molto superiori di intromissione negli apparati mesobiologici).
     Come avrete modo di vedere leggendo i singoli studi a cui questo breve scritto fa da introduzione, il nostro gruppo si è concentrato sullo studio della specie dominante, cercando di analizzare e capire alcune particolari caratteristiche che sfuggono ai nostri quadri standard di classificazione. Faccio solo alcuni esempi in via preliminare.
    Pur avendo da tempo sviluppato gli strumenti globalmente sufficienti a far vivere in buone condizioni tutti gli individui appartenenti, questa specie si ostina a mantenere divisioni territorio-politiche e divisioni sociali interne a ciascun territorio, e sembra ritenere impossibile la classica organizzazione a governo unico di specie, sprecando risorse ed energie preziose in mortiferi e distruttivi conflitti intraspecifici. Probabilmente queste divisioni sono dovute alla presenza di forti differenze culturali interne, infatti la specie dominante ha avuto un’evoluzione molto rapida ma in gruppi separati, ciascuno con il proprio sistema di comunicazione, che si è tradotto in differenti sistemi concetto-valoriali. Va anche detto che l’ambiente si presenta estremamente variato e velocemente mutevole: ciò ha sicuramente turbato le linee evolutive e ha determinato questa parcellizzazione culturale. Effetto collaterale di queste divisioni è anche la presenza di enormi disparità nel rapporto lavoro/retribuzione (su questo, però, prevediamo che avverrà a breve un generale ripensamento – con probabili conflitti – che dovrebbe portare a una equiparazione globale, anche se questa linea di sviluppo avrà inevitabilmente effetti distruttivi a breve periodo, vista la mancanza di governo unico).
    Date queste caratteristiche, non è ancora chiaro se questa specie dominante sul pianeta si possa classificare tra quelle superiori o tra quelle inferiori, perché presenta un livello di intelligenza elevato ma la utilizza malamente su scala totale: il punto critico è che ciascun individuo fatica a porsi nel punto di vista della specie, concentrandosi prevalentemente sugli interessi personali e di breve periodo.
    Sarebbe forse interessante provare a introdurre artificialmente, accanto a questa specie dominante, una specie analoga per forma e livello di sviluppo cerebrale ma che abbia già da tempo superato questo stadio conflittuale (ce ne sono diversi tipi nella galassia 705667434). Fra l’altro l’esperimento potrebbe anche aiutarli a frenare il veloce deterioramento che stanno provocando del sistema ecodinamico, con attuale rischio di auto-estinzione. L'unico dubbio è per i danni provocabili dalla loro reazione iniziale all'accostamento specifico: dovrebbero infatti riuscire a superare l'inevitabile emozione di elevatissima paura per il pericolo di invasione e sopraffazione.
Se, dopo la lettura degli studi specifici, il Controllore generale delle ricerche vorrà pensarci e inoltrare la proposta al Direttore degli esperimenti gliene sarò infinitamente grato. In caso contrario (mi rendo conto che il trasferimento intergalattico di una intera colonia di cordati può avere costi troppo alti), chiedo almeno di poter continuare a studiare il caso, dal momento che questa specie dimostra di possedere il fattore YNL (una peculiare capacità di generare nuove catene causali senza partire da quelle antecedenti) e sono molto curioso di vedere come andranno a finire le cose.

Con osservanza,


B-44/3121KLFERCV

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