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"La filosofia (...) diminuendo il nostro senso di sicurezza nei riguardi delle cose come sono, aumenta grandemente la nostra conoscenza di come possono essere."
B. Russell, I problemi della filosofia, 1912

«Al di qua del bene e del male», l'ultimo lavoro di Roberta De Monticelli





Ho appena finito di leggere Al di qua del bene e del male di Roberta De Monticelli (Einaudi 2015)
    È stata una lettura appassionata, mi hanno conquistato lo stile, la profondità del pensiero e la chiarezza delle argomentazioni. Pur frequentando e coltivando maggiormente la filosofia analitica, apprezzo molto la tradizione fenomenologica, nella quale si colloca De Monticelli, che nella mia formazione ho ricevuto attraverso l’insegnamento di Giovanni Piana all’epoca dei miei studi universitari alla Statale di Milano.
    Non pretendo qui di riassumere in poche righe il contenuto del libro (vorrei provare a scrivere più avanti una recensione meditata, dopo una seconda lettura), ma mi limito a dire quello che mi ha maggiormente colpito, per poi rivolgere qualche domanda alla filosofa che l’ha scritto.
    Innanzitutto ho apprezzato la forte assunzione di responsabilità verso i problemi del nostro tempo, in Italia e nel mondo, e il richiamo al ruolo che la filosofia può e deve avere per affrontarli e risolverli. Sono assolutamente convinto che la filosofia non può esercitarsi solo nelle aule universitarie come discorso per specialisti, ma deve aprirsi alle questioni cruciali del presente e intervenire con gli strumenti di cui dispone, fornendo chiarimenti concettuali, indicando i valori a cui riferirsi e le priorità verso cui deve orientarsi l’agire personale e collettivo.
    I punti teorici che mi sembrano particolarmente significativi sono:
1) la riproposizione in termini attuali della tesi socratica sul fondamento cognitivo dell’agire morale: le valutazioni etiche si fondano su conoscenze, su verità. In termini forse imprecisi direi che si fondano, secondo De Monticelli, su un sentire educato alla ricerca e teso verso l’oggettività, orientato verso valori che stanno nelle cose stesse, e si possono conoscere se si è in grado di cogliere la tensione normativa che i dati sensibili racchiudono in sé.
2) Il richiamo alla dimensione individuale dell’agire morale. Qui userei una citazione dal testo: “La questione etica fondamentale non è il generico ‘Che fare?’, ma il particolarissimo ‘quali beni posso portare al mondo, io?’”
3) Il nesso fra questione della vita buona e questione della vita giusta, in altri termini fra il diritto di ciascuno di ricercare la propria realizzazione, la fioritura della propria vita, e la ricerca di una coesistenza sociale che permatta a questo diritto di esercitarsi.
Le domande che vorrei porre a Roberta De Monticelli sono:
    a)  Se i valori sono radicati nel “mondo della vita” , è sempre nello stesso mondo che sono radicati anche i disvalori? Oppure i disvalori, il male, sono radicati nella realtà non-vivente da cui pur sempre la vita stessa proviene? La “conversione al reale”, la perdita di contatto con l’idealità, che De Monticelli individua come radice dei molti mali contemporanei, è una sorta di caduta dell’uomo verso l’animalità, cioè verso il lato brutale, cieco, violento che la vita stessa sembra contenere (pensiamo alla catena alimentare, nella quale un individuo sopravvive grazie alla soppressione della vita di altri individui di altre specie), oppure è una regressione della vita verso la non vita (come ha ipotizzato Freud con la teoria della pulsione di morte)?
    b)   Si è accorta che alcune sue tesi di fondo (la coerenza dei valori, il cognitivismo etico con forte richiamo a Socrate, l’unità di logica ed etica) sono sostenute anche da un’altra filosofa italiana, che le sostiene però in modo diverso, con argomenti che provengono più dalla tradizione analitica? Si tratta di Franca D’Agostini, che in due libri, Verità avvelenata e Menzogna, ha condotto una operazione secondo me parallela, sul versante analitico, a quella che De Monticelli sta conducendo con La questione morale e con Al di qua del bene e del male, oltre naturalmente ai suoi libri forse destinati a un pubblico più preparato, come L’ordine del cuore, o Ontologia del nuovo. Conosce il lavoro di Franca D’Agostini? Cosa ne pensa?

In questo blog avevo già pubblicato un post su La questione morale:
Roberta De Monticelli contro lo scetticismo etico

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