...



"La filosofia (...) diminuendo il nostro senso di sicurezza nei riguardi delle cose come sono, aumenta grandemente la nostra conoscenza di come possono essere."
B. Russell, I problemi della filosofia, 1912


"Con il concetto di libertà disponiamo di un concetto guida per l'interpretazione della vita. Il mistero stesso del divenire non ci è accessibile: resta perciò una supposizione – per me personalmente una solida ipotesi –, che già il principio che fonda il passaggio dalla sostanza inanimata a quella vivente sia una tendenza caratterizzabile in questo senso nelle profondità dell'essere stesso. Ma il ricorso a tale concetto si mostra però immediatamente adeguato per la descrizione della struttura vivente più elementare. (...) La nostra prima osservazione concerne la natura per così dire in tutto e per tutto dialettica della libertà organica, ossia il fatto che essa sia in una condizione di equilibrio con la corrispondente necessità che le è indissolubilmente connessa come fosse la sua ombra e che quindi ritorna, come ombra accresciuta, a ogni livello nell'ascesa a gradi superiori d'indipendenza. Questo duplice aspetto si trova già nel modo d'essere originario della libertà organica, nel metabolismo in quanto tale, che designa da un lato una facoltà della forma organica, ovvero quella di «ricambiare» la sua materia, ma al contempo anche la sua ineludibile necessità di fare proprio ciò. Il suo «può» è un «deve», in quanto il suo compimento coincide con il suo essere. (...) Così la sovranità della forma rispetto alla sua materia è allo stesso tempo il suo essere sottomessa al bisogno che ha di essa. Questo esser-bisognoso, che è totalmente estraneo all'essere autosufficiente della mera materia, è una caratteristica della vita non meno unica del suo potere, di cui rappresenta solamente il rovescio della medaglia: la sua stessa libertà è anche la sua peculiare necessità. Questa è l'antinomia della libertà alle radici della vita e nella sua forma più elementare, quella del metabolismo."
Hans Jonas, Organismo e libertà. Verso una biologia filosofica, 1999 (ed.orig. 1973)

Roberta De Monticelli contro lo scetticismo etico



Nel suo libro La questione morale (Raffaello Cortina Editore) Roberta De Monticelli definisce lo scetticismo etico "la convinzione che non esista verità o falsità in materia di giudizio di valore, e non esista di conseguenza oggettività alcuna in materia di giudizio pratico". Espressioni di tale scetticismo sono le "neosofistiche del XX secolo", tra cui elenca soggettivismo, relativismo e nichilismo.

L'autrice ritiene che tale posizione sia maggioritaria nel pensiero filosofico attuale, ma che vada combattuta. "Combattere lo scetticismo pratico è difendere la serietà della nostra esperienza morale. E' difendere la tesi che (...) la nostra esperienza anche in campo morale è fallibile, sì, ma proprio perché è aperta al vero. (...) Tali sono, se capaci di resistere al vaglio critico, i nostri sdegni e la nostra collera, i nostri rimorsi e i nostri rimpianti, la nostra ammirazione e il nostro disprezzo, la nostra gratitudine e la nostra speranza. Non sono cose vane, 'qualia' soggettivi, sensazioni o stati d'animo senza ragione reale. Nulla appare invano - anche quando ad apparire è un torto, una viltà, un'ingiustizia, un gesto servile - se ciò che appare resiste al vaglio critico, si mostra essere quello che appariva."

Parlando del malcostume italiano, che secondo l'autrice ha radici profonde (l'analisi parte dalle anti-virtù sostenute da Guicciardini nei Ricordi - servilismo, doppiezza, familismo, diffidenza, furbizia, disprezzo verso il prossimo...), individua in una battuta di Fabrizio Corona, "Basta apparire", la quintessenza della nuova situazione immorale italiana. L'indifferenza al crimine: "le arti della servitù (Franza o Spagna purché se magna) non si mettono affatto in opera per difendersi dal potere, ma per parteciparvi. I servi diventano padroni senza smettere di fare i servi.". La novità di oggi, in Italia, rispetto alla situazione cinqucentesca, è "nel modo in cui si occulta l'ingiustizia costitutiva che sta nell'impiego di risorse pubbliche a vantaggio di interessi 'particulari'. (...) Il nuovo statuto della menzogna è l'indifferenza assoluta a ogni prova del contrario: la forza di persuasione del falso, basata esclusivamente sulla sua ripetizione e sulla soppressione delle voci contrarie. (...) Se basta apparire, tutto appare invano: l'apparire non ha niente a che vedere con l'essere, non lo vela né lo svela, non lo manifesta né lo cela. Non c'è alcun essere dietro l'apparire, alcuna realtà, alcun modo in cui le cose stanno in verità."

Nella tensione fra questo "tutto appare invano" e il precedente "nulla appare invano" sta il cuore del discorso della De Monticelli, tenendo conto anche del fatto che l'autrice, in un altro scritto, pone la frase "Nulla appare invano" come principio ispiratore della fenomenologia. (La fenomenologia come metodo di ricerca filosofica e la sua attualità, reperibile nel web)

Proprio da Husserl, il padre della fenomenologia, prende le mosse la terza parte del saggio La questione morale, la sua pars construens: Husserl che concepì fin dal suo primo corso come docente "quello che molti ignorano essere stato il vero progetto di tutta la sua vita: riuscire a confutare lo scetticismo pratico." 

Dei valori, sostiene l'autrice, facciamo esperienza: "Chiameremo "valori" una varietà infinita di qualità caratterizzate da due tratti: la polarità (positiva o negativa) e il grado comparativo (inferiore-superiore). Non c'è che da alzare gli occhi e gettare uno sguardo intorno a sé per incontrarne a piacere. La dolcezza delle colline toscane che vedo da questa finestra, lo splendore del cielo d'estate, la freschezza di questo vinello giovane, la volgarità del linguaggio patibolare catturato dalle registrazioni giudiziarie, l'onestà di quel comportamento, la bassezza intrinseca di ogni adulazione, la bellezza di questo dipinto, l'interesse di questa scoperta, l'ingiustizia di questa legge, la sublimità di quella preghiera."
I valori sono quindi la nostra esperienza dei fatti, i fatti vissuti, sentiti. Su questa base fattuale-esperienziale è possibile fondare una ricerca del vero anche in ambito morale.



Grande fascino e grande capacità di cogliere l'attualità con gli occhi della filosofia nel libro della De Monticelli, che consiglio a tutti.

Nessun commento: