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"La filosofia (...) diminuendo il nostro senso di sicurezza nei riguardi delle cose come sono, aumenta grandemente la nostra conoscenza di come possono essere."
B. Russell, I problemi della filosofia, 1912


"Con il concetto di libertà disponiamo di un concetto guida per l'interpretazione della vita. Il mistero stesso del divenire non ci è accessibile: resta perciò una supposizione – per me personalmente una solida ipotesi –, che già il principio che fonda il passaggio dalla sostanza inanimata a quella vivente sia una tendenza caratterizzabile in questo senso nelle profondità dell'essere stesso. Ma il ricorso a tale concetto si mostra però immediatamente adeguato per la descrizione della struttura vivente più elementare. (...) La nostra prima osservazione concerne la natura per così dire in tutto e per tutto dialettica della libertà organica, ossia il fatto che essa sia in una condizione di equilibrio con la corrispondente necessità che le è indissolubilmente connessa come fosse la sua ombra e che quindi ritorna, come ombra accresciuta, a ogni livello nell'ascesa a gradi superiori d'indipendenza. Questo duplice aspetto si trova già nel modo d'essere originario della libertà organica, nel metabolismo in quanto tale, che designa da un lato una facoltà della forma organica, ovvero quella di «ricambiare» la sua materia, ma al contempo anche la sua ineludibile necessità di fare proprio ciò. Il suo «può» è un «deve», in quanto il suo compimento coincide con il suo essere. (...) Così la sovranità della forma rispetto alla sua materia è allo stesso tempo il suo essere sottomessa al bisogno che ha di essa. Questo esser-bisognoso, che è totalmente estraneo all'essere autosufficiente della mera materia, è una caratteristica della vita non meno unica del suo potere, di cui rappresenta solamente il rovescio della medaglia: la sua stessa libertà è anche la sua peculiare necessità. Questa è l'antinomia della libertà alle radici della vita e nella sua forma più elementare, quella del metabolismo."
Hans Jonas, Organismo e libertà. Verso una biologia filosofica, 1994

Difendere l'indifendibile attaccando l'inattaccabile (e facendo molta confusione concettuale)

Il titolo di questo post si riferisce a Giuliano Ferrara, che sta tentando goffamente di immettere intelligenza tra i sostenitori di Berlusconi.


Il "caso Ruby", dalle indagini dei magistrati di Milano al resoconto mediatico  che  le accompagna, sarebbe secondo Ferrara basato su un atteggiamento "puritano". Ma, come ben spiega Carlo Galli in una nota su Repubblica, l'accezione in cui Ferrara usa il termine puritanesimo è ben lontana dal radicalismo teologico e sociale del movimento religioso inglese sorto nel secondo Cinquecento.
L'indignazione verso il presidente del Consiglio non parte, come Ferrara vorrebbe farci credere, da un moralismo sessuofobico, ma dalle seguenti circostanze:
1) Berlusconi è accusato di due reati gravi e non lo sfiora l'idea che solo per questo potrebbe dimettersi
2) ha voluto inasprire le leggi contro la prostituzione: la coerenza tra pubblico e privato in questo caso è necessaria
3) ha dichiarato pubblicamente di non aver mai avuto rapporti sessuali a pagamento ma le intercettazioni lo smentiscono inequivocabilmente.
4) la tesi che potesse veramente pensare di avere a che fare con la nipote di Mubarak è insostenibile.
Sono queste le cose che indignano: l'uso sistematico della menzogna, l'incoerenza, la mancanza di onore.

Ferrara ha poi attaccato Umberto Eco dicendo che se va a letto tardi per leggere Kant (come Eco rivendicava al Palasharp) ciò non basta per poter capire Kant. Eco quindi non conoscerebbe Kant, mentre Ferrara sì, e avrebbe capito cosa veramente pensava il filosofo tedesco sulla politica. Su questo punto rimando a un articolo di Antonio Sgobba, Il legno storto di Ferrara, dove si esaminano i passi di Kant citati da Ferrara e si contesta punto per punto la sua interpretazione. Buon divertimento!

(Suggerisco poi a Ferrara di leggersi Kant e l'ornitorinco di Umberto Eco, farne un riassunto e poi pubblicarlo insieme ai suoi eventuali commenti critici)

Altra cosa ancora le motivazioni che spingono le donne, e gli uomini che sostengono la stessa causa, a scendere in piazza oggi, domenica 13 febbraio. Il comportamento di un uomo pubblico finisce, anche se privato, per fare da modello, apripista, legittimazione. E' quindi necessario arginare e contrastare, manifestando, la dilagante e misera immagine della donna trasmessa dal premier (anche, indirettamente, attraverso la cultura maschilista di cui sono intrise molte trasmissioni televisive).

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