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"La filosofia (...) diminuendo il nostro senso di sicurezza nei riguardi delle cose come sono, aumenta grandemente la nostra conoscenza di come possono essere."
B. Russell, I problemi della filosofia, 1912


"Con il concetto di libertà disponiamo di un concetto guida per l'interpretazione della vita. Il mistero stesso del divenire non ci è accessibile: resta perciò una supposizione – per me personalmente una solida ipotesi –, che già il principio che fonda il passaggio dalla sostanza inanimata a quella vivente sia una tendenza caratterizzabile in questo senso nelle profondità dell'essere stesso. Ma il ricorso a tale concetto si mostra però immediatamente adeguato per la descrizione della struttura vivente più elementare. (...) La nostra prima osservazione concerne la natura per così dire in tutto e per tutto dialettica della libertà organica, ossia il fatto che essa sia in una condizione di equilibrio con la corrispondente necessità che le è indissolubilmente connessa come fosse la sua ombra e che quindi ritorna, come ombra accresciuta, a ogni livello nell'ascesa a gradi superiori d'indipendenza. Questo duplice aspetto si trova già nel modo d'essere originario della libertà organica, nel metabolismo in quanto tale, che designa da un lato una facoltà della forma organica, ovvero quella di «ricambiare» la sua materia, ma al contempo anche la sua ineludibile necessità di fare proprio ciò. Il suo «può» è un «deve», in quanto il suo compimento coincide con il suo essere. (...) Così la sovranità della forma rispetto alla sua materia è allo stesso tempo il suo essere sottomessa al bisogno che ha di essa. Questo esser-bisognoso, che è totalmente estraneo all'essere autosufficiente della mera materia, è una caratteristica della vita non meno unica del suo potere, di cui rappresenta solamente il rovescio della medaglia: la sua stessa libertà è anche la sua peculiare necessità. Questa è l'antinomia della libertà alle radici della vita e nella sua forma più elementare, quella del metabolismo."
Hans Jonas, Organismo e libertà. Verso una biologia filosofica, 1999 (ed.orig. 1973)

Papa Francesco e il nuovo dialogo fra credenti e non credenti. Lettera aperta a Franca D'Agostini






Che Francesco sia un papa straordinario è ormai una constatazione frequente, quasi banale. Ma il recente dialogo che si è aperto fra il fondatore del quotidiano "la Repubblica" Eugenio Scalfari e il papa ha rinnovato la sensazione di essere di fronte a una svolta epocale nel modo di condurre la Chiesa cattolica. L'11 settembre Francesco ha scritto una lettera a Repubblica nella quale risponde ad alcune questioni che Scalfari gli aveva posto dalle colonne del quotidiano il 7 luglio e il 7 agosto. In seguito diversi intellettuali sono intervenuti, in varie occasioni, a commentare sia il contenuto di questa lettera del papa sia il fatto stesso che l'abbia scritta e il modo in cui si rivolge a Scalfari e, attraverso di lui, a tutti i non credenti.
Oggi, 16 settembre, compare un articolo su "La Stampa" di Franca D'Agostini, filosofa che, come i lettori di questo blog sanno bene, seguo da molto tempo, dal titolo La lezione di Francesco sul potere.
Quella che segue è una lettera che scrivo a Franca D'Agostini, a commento del suo articolo.


Cara Franca,

vorrei innanzitutto dirti quello che ha colpito me nel leggere la lettera del papa:
- la volontà di instaurare un dialogo aperto e diretto fra la cultura d'ispirazione cristiana e la cultura di ispirazione illuminista;
- Gesù ha avuto una forza straordinaria, un'autorità che promanava dal suo stesso essere, che ha messo al servizio degli altri, dell'umanità tutta, e questa forza stava nell'amore incondizionato verso tutti, compresi i nemici.
- la particolarità della fede cristiana sta nell'idea che Gesù sia incarnazione di Dio, Figlio di Dio, e che tutta l'umanità sia figlia di un'unico Padre; in questo trova radicamento il valore, non solo cristiano, della fratellanza di tutti gli esseri umani;
- il nesso tra verità e amore.

Passo adesso a riassumere i punti che ritengo più importanti nella tua interpretazione del messaggio di papa Francesco, per poi concludere con qualche riflessione e sollecitazione ulteriore che pongo a te.

1. Francesco sta dando una lezione su cosa è il potere, su come si esercita e su qual è il suo vero scopo.
2. di fronte a situazioni di disaccordo irriducibile, chi ha potere è chiamato a ricomporre tali disaccordi e per farlo deve usare gli strumenti tradizionali della filosofia: chiarire innanzitutto i termini, i concetti in questione e inoltre risalire alle origini del disaccordo, ai fondamenti, perché sui fondamenti è possibile ritrovare un accordo. Cito il tuo articolo: "la prima parte della lezione ci ricorda che se siamo in democrazia, esercitare il potere in casi di disaccordi irriducibili significa 'fare filosofia' ".
3. l'autorità, il potere, proviene da ciò che si è, si impone da sé (il papa faceva riferimento alla forza di Gesù che proviene, secondo la fede, dal suo essere figlio di Dio)
4. il vero potere è il potere di fare, e far fare, la pace. Ciò nel senso che Gesù ha proposto, e promosso con tutta la sua vita, l'alleanza di tutti gli uomini fra loro, che implica il primato dei deboli: "perché l'alleanza con tutti richiede il benessere di tutti".
5. "Se non riesci a fare, e a far fare, la pace vuol dire che non hai autentico potere."

Credo che la tua lettura di ciò che sta facendo Francesco sia originale e incisiva e che tale originalità derivi dall'innesto che sei riuscita a instaurare fra la "lezione" di Francesco, come la chiami tu, e le tesi che ti appartengono e che hai esposto nei tuoi ultimi lavori (da Verità avvelenata in poi), in particolare il nesso democrazia-filosofia. In più c'è questa riflessione forte che fai sullo stretto legame fra potere e costruzione della pace attraverso la ricomposizione dei "disaccordi irriducibili" (punti 2, 4 e 5).

Arrivo infine ai nodi ancora da sciogliere, secondo me.
Da un lato è sicuramente vero che c'è un fondamento comune fra cultura cristiana e cultura illuminista, che è poi il terreno su cui Scalfari e il papa stanno dialogando, ovvero la figura di Gesù con il suo messaggio dirompente e ancora attualissimo: il compito di costruire una nuova alleanza di tutti gli uomini fra loro (una vera "democrazia mondiale") è quanto di più alto la politica, d'ispirazione sia laica sia cristiana, possa proporsi.
D'altra parte esiste secondo me un "disaccordo irriducibile" fra credenti e non credenti su cui la filosofia ha ancora molto da lavorare. Mi riferisco alla vecchia e spinosa questione dell'esistenza di Dio, legata ovviamente all'altra questione di quale sia il significato del termine "Dio" per chi ha fede nella sua esistenza.
Su questo riprendo una posizione che ho già espresso in qualche post precedente, ma che riformulo adesso in modo, spero, migliore. Io penso che se per ontologia intendiamo il settore della filosofia che risponde alla domanda "che cosa esiste?", allora una delle questioni fondamentali di cui l'ontologia è chiamata ad occuparsi ancora oggi è quella se Dio esista o no, prendendo in considerazione i significati principali che il termine "Dio" ha avuto e ha oggi, nella cultura e nella fede contemporanea.
Anche su questo, insomma, occorre chiarire i termini, i concetti ("Dio") e poi andare ai fondamenti, perché molti credenti, come ricorda anche Scalfari (Repubblica 15/9) dicono di credere ma poi non sanno bene dire in che cosa e si stanno sviluppando forme di fede diverse da quelle tradizionali nei cui confronti però il non credente non riesce a relazionarsi.
Che i filosofi più importanti di oggi, i filosofi "a tutto tondo", quelli cioè che non si accontentano di fare ricerca in ambiti esclusivamente specializzati (ad esempio solo la logica, solo l'estetica, solo la storia della filosofia eccetera) ma affrontano questioni metafilosofiche e riflettono su temi trasversali a logica, metafisica, ontologia, etica, politica, che questi filosofi prendano posizione sulla questione religiosa della fede e sulla questione ontologica di Dio sarebbe secondo me necessario, e potrebbe facilitare il dialogo fra credenti e non credenti anche su piani più ampi rispetto a quello del messaggio di Gesù, confrontandosi, ad esempio, con i risultati delle scienze (cosmologia, teoria dell'evoluzione, storia naturale, matematica...).
Cosa ne pensi?

Un saluto, con affetto e sempre rinnovata stima,

Giulio





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