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"La filosofia (...) diminuendo il nostro senso di sicurezza nei riguardi delle cose come sono, aumenta grandemente la nostra conoscenza di come possono essere."
B. Russell, I problemi della filosofia, 1912


"Con il concetto di libertà disponiamo di un concetto guida per l'interpretazione della vita. Il mistero stesso del divenire non ci è accessibile: resta perciò una supposizione – per me personalmente una solida ipotesi –, che già il principio che fonda il passaggio dalla sostanza inanimata a quella vivente sia una tendenza caratterizzabile in questo senso nelle profondità dell'essere stesso. Ma il ricorso a tale concetto si mostra però immediatamente adeguato per la descrizione della struttura vivente più elementare. (...) La nostra prima osservazione concerne la natura per così dire in tutto e per tutto dialettica della libertà organica, ossia il fatto che essa sia in una condizione di equilibrio con la corrispondente necessità che le è indissolubilmente connessa come fosse la sua ombra e che quindi ritorna, come ombra accresciuta, a ogni livello nell'ascesa a gradi superiori d'indipendenza. Questo duplice aspetto si trova già nel modo d'essere originario della libertà organica, nel metabolismo in quanto tale, che designa da un lato una facoltà della forma organica, ovvero quella di «ricambiare» la sua materia, ma al contempo anche la sua ineludibile necessità di fare proprio ciò. Il suo «può» è un «deve», in quanto il suo compimento coincide con il suo essere. (...) Così la sovranità della forma rispetto alla sua materia è allo stesso tempo il suo essere sottomessa al bisogno che ha di essa. Questo esser-bisognoso, che è totalmente estraneo all'essere autosufficiente della mera materia, è una caratteristica della vita non meno unica del suo potere, di cui rappresenta solamente il rovescio della medaglia: la sua stessa libertà è anche la sua peculiare necessità. Questa è l'antinomia della libertà alle radici della vita e nella sua forma più elementare, quella del metabolismo."
Hans Jonas, Organismo e libertà. Verso una biologia filosofica, 1999 (ed.orig. 1973)

Pensare a ciò che siamo e a ciò che vogliamo

Sabato 5 febbraio, al Palasharp di Milano, l'associazione Libertà e giustizia ha organizzato una grande mobilitazione col titolo DIMETTITI, chiamando a partecipare, fra gli altri, Gustavo Zagrebelsky, Paul Ginsborg, Umberto Eco, Roberto Saviano.



L'intervento di Saviano è stato molto importante. Ha affermato l'enorme diffusione del fenomeno del voto di scambio (dare il proprio voto in cambio di un favore o in cambio di denaro), che falsa la democrazia e annulla il valore del confronto politico. (Oltretutto oggi bastano 50 euro per comprare un voto, mentre ai tempi della Democrazia Cristiana, dice Saviano, per comprare un voto bisognava offrire un posto di lavoro...). Alla base del fenomeno, sostiene Saviano, c'è l'idea che i politici siano "tutti uguali", tutti con gli stessi errori, le stesse mancanze. Ciò rende il votare X piuttosto che Y senza valore. Se è senza valore posso svendere il mio voto, darlo per 50 euro. Oppure posso darlo in cambio di qualcosa di concreto (ma non penso, in questo caso, che quel qualcosa mi spetta di diritto! Che se lo ottengo in cambio del mio voto perdo tutto il resto che mi spetterebbe di diritto).
     Occorre quindi tornare a dare valore al voto, rendersi conto che col voto si può cambiare il destino del proprio paese, col voto si può cambiare la propria vita. Per tornare a dare valore al voto occorre rendersi conto che i politici non sono tutti uguali. La democrazia vive nelle differenze.
      Saviano ha poi anche ricollegato a questo discorso il fenomeno della cosiddetta "macchina del fango": gettare fango su chiunque si oppone al potere (vedi il caso Boffo, vedi la storia della casa di Montecarlo nei confronti di Fini, vedi recentemente gli attacchi a Ilda Boccassini) per dimostrare che anche costoro sono "corrotti", e quindi sono tutti uguali, cioè tutti uguali nell'appartenere al male.
       Quindi: chi vuole ottenere potere scavalcando l'autentico gioco politico della democrazia si avvantaggia dell'idea che la politica sia nel complesso screditata, corrotta, e alimenta questa idea offuscando le reali differenze.
       Occorre mostrare la nostra diversità, dice Saviano, ma non compiacendosi nell'essere minoranza, non compiacendosi di appartenere alla minoranza dei puri. I puri sono la maggioranza, dice Saviano. Il paese è per bene, con una minoranza di criminali. Implicito nel suo discorso è però che questa minoranza riesce a mettere sotto scacco e spesso a dominare sulla maggioranza, anche oscurando le coscienze.
       In positivo quindi , secondo Saviano, occorre:
- ridare importanza al voto
- combattere l'immagine di una classe politica tutta corrotta
- cercare la nostra identità nell'unità con la parte buona del paese, parlando anche alla parte che in questo momento è sotto scacco, dominata
- riferirsi ai modelli storici di resistenza al potere criminiale
- sognare un paese diverso, pensare al nostro essere diversi dai criminali, pensare a ciò che siamo e a ciò che vogliamo costruire.

Mi sembra che Saviano abbia colto un problema centrale nella cultura di sinistra: occorre ricostruire i valori, riscoprirli, rifondarli, dissotterrarli, e l'unico modo per farlo è pensare a cosa abbiamo già di buono, al bene già esistente, e anche fare uno sforzo di immaginazione per pensare a cosa di meglio potrebbe esistere, a cosa vogliamo veramente.

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