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"La filosofia (...) diminuendo il nostro senso di sicurezza nei riguardi delle cose come sono, aumenta grandemente la nostra conoscenza di come possono essere."
B. Russell, I problemi della filosofia, 1912

Freud/Jung: una tensione molto attuale






Ho visto di recente il film A Dangerous Method di David Cronenberg (2011).
Mi ha fatto molto pensare, mettendo in secondo piano la figura di Sabina Spielrein, il rapporto teso e la rottura tra Freud e Jung, perché mi sembra paradigmatica di una tensione culturale ancora presente.
Freud rappresenta e difende il pensiero scientifico (pur nella sua aspirazione alla creazione di una teoria, come la psicoanalisi, sul cui statuto epistemologico si discute ancora oggi), Jung vuole invece restituire all'uomo la dimensione mitico-magico-religiosa. Emergono molto bene nel film i limiti di entrambe le posizioni, anche se è indubbio che il regista parteggi per Jung.
A me interessa la dialettica fra un atteggiamento (Freud) che intende restare fermamente ancorato a fenomeni (per usare la terminologia kantiana) e quindi nega la dimensione metafisica, ma rischia di perdere anche la possibilità di reperire/costruire un senso più ampio e forte in cui inserire i fenomeni e la propria stessa esistenza, e un atteggiamento (Jung)che intende sistematicamente oltrepassare i fenomeni proprio per reperire/costruire questo senso ma rischia di perdere il senso dei fenomeni stessi e dei limiti-regole della convivenza sociale.

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