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"La filosofia (...) diminuendo il nostro senso di sicurezza nei riguardi delle cose come sono, aumenta grandemente la nostra conoscenza di come possono essere."
B. Russell, I problemi della filosofia, 1912


"Con il concetto di libertà disponiamo di un concetto guida per l'interpretazione della vita. Il mistero stesso del divenire non ci è accessibile: resta perciò una supposizione – per me personalmente una solida ipotesi –, che già il principio che fonda il passaggio dalla sostanza inanimata a quella vivente sia una tendenza caratterizzabile in questo senso nelle profondità dell'essere stesso. Ma il ricorso a tale concetto si mostra però immediatamente adeguato per la descrizione della struttura vivente più elementare. (...) La nostra prima osservazione concerne la natura per così dire in tutto e per tutto dialettica della libertà organica, ossia il fatto che essa sia in una condizione di equilibrio con la corrispondente necessità che le è indissolubilmente connessa come fosse la sua ombra e che quindi ritorna, come ombra accresciuta, a ogni livello nell'ascesa a gradi superiori d'indipendenza. Questo duplice aspetto si trova già nel modo d'essere originario della libertà organica, nel metabolismo in quanto tale, che designa da un lato una facoltà della forma organica, ovvero quella di «ricambiare» la sua materia, ma al contempo anche la sua ineludibile necessità di fare proprio ciò. Il suo «può» è un «deve», in quanto il suo compimento coincide con il suo essere. (...) Così la sovranità della forma rispetto alla sua materia è allo stesso tempo il suo essere sottomessa al bisogno che ha di essa. Questo esser-bisognoso, che è totalmente estraneo all'essere autosufficiente della mera materia, è una caratteristica della vita non meno unica del suo potere, di cui rappresenta solamente il rovescio della medaglia: la sua stessa libertà è anche la sua peculiare necessità. Questa è l'antinomia della libertà alle radici della vita e nella sua forma più elementare, quella del metabolismo."
Hans Jonas, Organismo e libertà. Verso una biologia filosofica, 1994

Sospesi nel vuoto. Suggestioni filosofiche partendo da "Atom Heart Mother" dei Pink Floyd





Nella prima parte della prima suite che apre e dà il titolo al famoso album dei Pink Floyd c'è una zona che mi ha subito colpito fin dalla prima volta che l'ho ascoltata. E' il minuto che va dal 2.55 al 5.35 circa e che poi torna, nello stesso brano, dal 19.52 al 21 circa (puoi ascoltare il brano qui).
Dopo un'introduzione che definirei semi-strawinskiana, dopo un pezzo orchestrale di carattere pomposo (con l'uso di tromboni e corni), dopo una parte con nitriti di cavalli, spari e un rombare di motocicletta (che sembra evocare qualcosa di catastrofico), dopo un ritorno del carattere pomposo ed epico ecco che arriva: si tratta di un brano di una calma assoluta, nel quale il suono di un violoncello (o una viola?) sembra levarsi dolcemente in volo, staccarsi da terra e poi galleggiare sospeso perdendo sempre più peso e riferimenti gravitazionali. Le due linee che lo accompagnano (due chitarre elettriche) sembrano sospingerlo dal basso con fare vellutato, ma senza mai toccarlo, come farebbe un campo magnetico respingente. E l'oggetto sospeso, rappresentato dal violoncello, si inclina, si capovolge, torna nella posizione di partenza ma ormai ad altezze vertiginose. Poi viene sospinto dalle stesse forze che prendono però più velocità (l'arpeggio delle chitarre elettriche si fa incalzante e roteante), per condurre infine in un'altra zona placida, nella quale il violoncello scompare e rimangono solo le chitarre elettriche vellutate.
Proviamo ad attribuire un senso metafisico a questa breve vicenda sonora.
Caos originario. Prima affermazione di forza e organizzazione. Catastrofe. Nuova affermazione di forza che cresce fino a esaurirsi di nuovo. Momento di vuoto, nel quale però ci si può sollevare da terra, e volteggiare privi di punti di riferimento, lasciandosi muovere da forze fluide.
I Pink Floyd in questo brano sembrano voler dire qualcosa sulla situazione di sospensione nel vuoto che deriva dalla "scoperta" del possibile rovesciamento dei valori tradizionali, o anche, diciamo dal vuoto che deriva dalla "scoperta" della mancanza di senso complessivo della realtà (la morte di Dio nietzscheana o più semplicemente la conseguenza della scoperta darwiniana sull'origine casuale della vita e delle sue specificazioni...). Ma in questo vuoto, in questo nulla, in questa sospensione paradossale della ragione occorre sapersi muovere con eleganza, occorre saper galleggiare sulle forze fluide, che comunque ci muovono, con grande consapevolezza e attenzione, un po' come planare con un deltaplano...


Segnalo la recente uscita di un romanzo di Michele Mari, uno dei maggiori scrittori italiani contemporanei, intitolato Rosso Floyd.
Pare che l'album Atom Heart Mother (1970) segni il passaggio dei Pink Floyd dal rock psichedelico al rock progressivo, un genere che richiama spesso la musica classica. La commistione di chitarra elettrica e violoncello è qui perfettamente equilibrata, ma l'uso di strumenti classici come il violoncello nella musica "non colta" era già stato esplorato, per esempio dai Beatles in Eleanor Rigby.

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