...



"La filosofia (...) diminuendo il nostro senso di sicurezza nei riguardi delle cose come sono, aumenta grandemente la nostra conoscenza di come possono essere."
B. Russell, I problemi della filosofia, 1912

L'inoltrepassabile

A un ateo domando: come sai che al di là dei limiti dell'esperienza non c'è nulla? Non potrebbe esserci qualcosa d'altro? Qualcosa di completamente diverso, forse impensabile, inimmaginabile? Sei proprio convinto che sappiamo tutto?

A un credente domando: come sai che al di là dei limiti dell'esperienza c'è Dio? Non ti sembra che Dio sia troppo simile all'uomo (persona, con una volontà, una conoscenza, un potere... elevati al massimo grado) per essere veramente trascendente, cioè collocato oltre, al di là?

Tendiamo costantemente ad uscire dai limiti della nostra esperienza, ma ne veniamo costantemente ricacciati dentro, perché se usciamo fuori dai limiti stiamo facendo allora esperienza di questo fuori, che diventa allora un dentro...

Il trascendimento della nostra esperienza è quindi insieme impossibile ma necessario. Questa necessità sembra appartenere alla natura umana, perché in questo continuo uscire-rientrare intanto i limiti si allargano: sappiamo-immaginiamo-pensiamo sempre di più. C'è quindi crescita, evoluzione: è il modo umano di essere vivi.

(cfr., in questo blog, "Libertà come evoluzione")
(cfr. Franca D'Agostini, Logica del nichilismo, Laterza 2000)

Nessun commento: