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"La filosofia (...) diminuendo il nostro senso di sicurezza nei riguardi delle cose come sono, aumenta grandemente la nostra conoscenza di come possono essere."
B. Russell, I problemi della filosofia, 1912


"Con il concetto di libertà disponiamo di un concetto guida per l'interpretazione della vita. Il mistero stesso del divenire non ci è accessibile: resta perciò una supposizione – per me personalmente una solida ipotesi –, che già il principio che fonda il passaggio dalla sostanza inanimata a quella vivente sia una tendenza caratterizzabile in questo senso nelle profondità dell'essere stesso. Ma il ricorso a tale concetto si mostra però immediatamente adeguato per la descrizione della struttura vivente più elementare. (...) La nostra prima osservazione concerne la natura per così dire in tutto e per tutto dialettica della libertà organica, ossia il fatto che essa sia in una condizione di equilibrio con la corrispondente necessità che le è indissolubilmente connessa come fosse la sua ombra e che quindi ritorna, come ombra accresciuta, a ogni livello nell'ascesa a gradi superiori d'indipendenza. Questo duplice aspetto si trova già nel modo d'essere originario della libertà organica, nel metabolismo in quanto tale, che designa da un lato una facoltà della forma organica, ovvero quella di «ricambiare» la sua materia, ma al contempo anche la sua ineludibile necessità di fare proprio ciò. Il suo «può» è un «deve», in quanto il suo compimento coincide con il suo essere. (...) Così la sovranità della forma rispetto alla sua materia è allo stesso tempo il suo essere sottomessa al bisogno che ha di essa. Questo esser-bisognoso, che è totalmente estraneo all'essere autosufficiente della mera materia, è una caratteristica della vita non meno unica del suo potere, di cui rappresenta solamente il rovescio della medaglia: la sua stessa libertà è anche la sua peculiare necessità. Questa è l'antinomia della libertà alle radici della vita e nella sua forma più elementare, quella del metabolismo."
Hans Jonas, Organismo e libertà. Verso una biologia filosofica, 1999 (ed.orig. 1973)

Qualcosa non esiste!!


Finalmente ho trovato un autore col quale, in ontologia, sento un'affinità. E' Francesco Berto, il quale sostiene:
"La tesi secondo cui qualcosa non esiste non è soltanto intuitiva: io penso che sia anche, e soprattutto, vera. E la sua avversaria, la tesi secondo cui tutto esiste, oltre ad essere, secondo me, falsa, è un'ovvietà di senso comune solo per il senso comune dei filosofi (...)."
(F. Berto, L'esistenza non è logica. Dal quadrato rotondo ai mondi impossibili, Laterza 2010)

In altri termini, Berto sostiene che l'esistenza è un predicato: il fatto che qualcosa sia o non sia reale fa una bella differenza, quindi fa parte delle caratteristiche di un oggetto anche il suo essere o meno parte del mondo spazio-temporale.

"Naturalmente esistono gli elefanti ma non gli unicorni - si dirà - né i quadrati rotondi, ma ciò non significa che unicorni e quadrati rotondi siano cose che non esistono. Significa semplicemente che non esistono cose del genere." scriveva Varzi nel suo manuale di ontologia.

L'alternativa quindi oggi sembra essere fra chi sostiene (e sono la maggioranza dei filosofi) che non esistono cose inesistenti (del resto essendo inesistenti come potrebbero esistere?) e fra chi sostiene che esistono cose inesistenti, o meglio che qualcosa non esiste.

Secondo me è importante marcare una distinzione forte fra ciò che è solo frutto dell'immaginazione (popolare, artistica, metafisica, pseudoscientifica, religiosa), e ciò che invece non lo è, e quindi esiste.
Altrimenti si rischia di sostenere che alcune cose esistono realmente solo perché se ne parla da tantissimo tempo, tutti ne parlano eccetera (vedi Dio e cose analoghe, come il Diavolo, il Paradiso...).

cfr in questo blog:
http://giulionapoleoni.blogspot.com/2008/10/esiste-un-predicato.html

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